“La fine è parte del viaggio.”

!! SPOILER ALERT !!

Senza perifrasi, Endgame è un capolavoro. È davvero il miglior film dell’MCU e non solo… riesce a sopravvivere e addirittura ad eccedere l’altissimo livello di attesa che ruotava attorno a questo kolossal dalla durata titanica di più di tre ore. E gli incassi da capogiro al botteghino ne stanno continuamente dando prova.

La posta in gioco è altissima, e se in Infinity War il fulcro era il pazzo titano Thanos, qui a risplendere sono gli eroi, soprattutto i sei Avengers originali e a maggior ragione Captain America e Iron Man.

 

“A qualunque costo.”

Il film è strutturato in tre atti, nettamente distinti tra loro e ognuno funziona alla perfezione nel suo essere. Sin dai primi minuti ci troviamo catapultati nella disperazione di queste persone che sono rimaste, che sono sopravvissute, impotenti, al genocidio globale di Thanos. Eroi spogliati della loro forza e dilaniati chi dal dolore, chi dalla rabbia, chi dalla frustrazione, chi dai sensi di colpa. Ecco che allora le parole di Fury del primo The Avengers si fanno profetiche: “Torneranno. Perché avremo bisogno di loro”.

E in un callback proprio a quel film, ecco questi eroi di nuovo riunirsi per tentare il tutto per tutto per salvare le sorti dell’umanità e riportare indietro tutte quelle vite che Thanos aveva fatto semplicemente “evaporare”: via con l’operazione “furto del tempo”, la parte centrale più goliardica e decisamente la più celebrativa di questi undici anni di storytelling (con alcuni camei d’eccezione).

Vormir. Il solo nome fa tremare—dopo Infinity War, tutti sapevamo il prezzo da pagare per ottenere la Gemma dell’Anima, ma ciò non toglie che la scena che si sviluppa tra Natasha e Clint in cima a quel precipizio sia straziante. Un pugno diretto allo stomaco.

“Avengers… uniti!”

Da lì in poi, Endgame è un’unica corsa, incessante: il terzo atto è probabilmente il migliore di sempre per un cinecomic, che non ha nulla da invidiare a livello di epicità con lo scontro finale de Il Ritorno del Re. Il carico di coinvolgimento è addirittura “prepotente” e non lascia il minimo tempo di respirare.

E poi, così come tutto era cominciato in quell’ormai lontano 2008, così tutto si porta a compimento undici anni dopo: “Io sono Iron Man”.

A ripensarci ha senso, ma comunque nessuno sarebbe mai stato pronto. L’uomo “accusato” di saper lottare solo per se stesso, l’uomo che ha iniziato tutto è colui che alla fine – metaforicamente – si sdraia su quel filo spinato e salva l’universo, sacrificando la sua vita e addirittura la sua famiglia per un futuro migliore. Un lascito che non sarà mai dimenticato, un’eredità per tutti gli eroi rimasti e quelli che verranno. Anche Tony, come Natasha, se ne va col sorriso sapendo di non aver sprecato la sua vita, sapendo di aver fatto la cosa giusta. (“Noi staremo bene. Puoi riposare ora”). La prova che Tony Stark ha un cuore. Impossibile non piangere.

E poi c’è Cap, che decide invece di vivere la sua vita nel suo tempo. Di avere l’occasione di fare quel ballo che aveva promesso a Peggy nel ’45.

È poetico come proprio Tony e Steve, da sempre i volti principali dell’MCU, abbiano in qualche misura completato l’uno il destino dell’altro. E ora abbiamo un nuovo Captain America, di cui sarà interessante vedere gli sviluppi.

Avengers: Endgame potrà non essere un film perfetto (anche se ci si avvicina davvero molto), ma è innegabile che siamo testimoni di un tassello di storia del cinema che viene scritto di fronte ai nostri occhi, siamo di fronte a quello che – sono certo – verrà ricordato come un cult generazionale.

Grazie, Marvel! “Ti amo 3000.”

Perchè vedere questo film in oratorio?

Innanzitutto, non si tratta più soltanto di supereroi in costume che combattono il “cattivo”, ma delle persone dietro le maschere.

È un film di sentimenti, un film fatto col cuore e che arriva dritto al cuore.

Si può riflettere su come ognuno dei personaggi elabori il lutto e il fallimento – sia in modo propositivo, sia cadendo in depressione (Thor) – e su come l’eroe sia chi decide di fare qualcosa.

Tematiche come il sacrificio e l’altruismo ritornano più volte nel corso della pellicola e possono essere snocciolate e analizzate.

E cosa dire del rapporto genitore/figlio? Qui abbiamo il doppio incontro di Thor con la madre (rassicurante) e di Tony col padre, Tony che – finalmente – da padre a sua volta riesce a capire il suo e a scendere a patti con la sua figura, che aveva sempre visto “distante”.

Moltissimi ancora possono essere gli spunti da Endgame e più in generale dai percorsi dei singoli personaggi dell’MCU. C’è davvero molto più che tanti effetti speciali e ottimi stuntman, e trovare questo “di più” può essere una sfida interessante con i gruppi dei ragazzi (penso a PreAdo e Ado, soprattutto).

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