di Matteo Pirovano

 

“Tu non mi conosci. Tu non hai la minima idea di chi io sia.”

 

!! SPOILER ALERT !!

Descriverei Captain Marvel come una bella origin story, con tante diverse sub-plots, una nuova protagonista carismatica ed estremamente potente, ma che come film in sé poteva essere molto meglio. È il film medio dell’MCU, che non vuol dire brutto – anzi –, ma nemmeno entusiasmante come ci si sarebbe potuti aspettare. E dopo i fasti di Black Panther e Avengers: Infinity War forse questo si avverte ancora di più.

Ma partiamo dai punti forti: Carol Danvers.

Brie Larson è Captain Marvel, dagli sguardi taglienti e quell’humor pungente alla sua caratteristica impulsività. Ennesimo casting perfetto. A dispetto di tutte le critiche che le sono letteralmente piovute addosso negli ultimi mesi.

Sempre di personaggi parlando, il Nick Fury ringiovanito di Sam Jackson è uno spettacolo, sia di effetti che di presenza: un Fury in una veste fresca e nuova. Una delle cose meglio riuscite del film. La presenza dell’altrettanto magistralmente ringiovanito Phil Coulson (ormai assente dal grande schermo dal 2012, ahimè!) è una chicca. Purtroppo non posso dire altrettanto per il Yon-Rogg di Jude Law: piatto, piuttosto monocorde, sorprendentemente – dato il calibro dell’attore – non interessante.

Talos e i suoi Skrull meritano un paragrafo a sé.

Personalmente non l’ho trovato un personaggio così ben fatto, come alcune critiche dicevano. Carino, ben interpretato, ma nulla di indimenticabile. E il plot-twist degli Skrull “buoni” mi ha fatto storcere il naso non poco.

Non tanto per la cosa in sé, quanto per il fatto che si passa senza mezzi termini da Skrull-cattivi/Kree-buoni a Skrull-buoni/Kree-cattivi. Se l’idea era quella di dare tridimensionalità ai due popoli, di modo che non risultassero solo stereotipi di bene e male, allora mi dispiace dire che l’obiettivo non è riuscito.

Ad ogni modo è interessante venire a conoscenza di altri tasselli cronologici dell’MCU in quanto tale. A volte il rischio è che ci si “imbrogli” in questa matassa di collegamenti e riferimenti, ma certamente il quadro generale appare sempre più ricco e ben strutturato.

Il problema principale è la regia, a mio avviso, che non riesce a dare il giusto spazio alle varie storyline e ai molti personaggi “appiattendoli” un po’ tutti. Non è un cinecomic “ispirato”, a differenza dei due titoli sopra citati, e poche sono le scene ben presentate o curate sino al dettaglio. Anche la scelta delle inquadrature non sempre è vincente, e risulta emozionalmente un po’ “freddino”.

La morale c’è ed è anche bella (non lasciare che altri ti dicano cosa puoi o non puoi fare), è la forma ad essere debole.

Omaggio-tributo a Stan Lee doveroso e toccante. Excelsior!

 

Perché vedere questo film in oratorio?

La prima morale è già stata sottolineata nella recensione, mentre qui mi concentrerò su un altro momento.

Parlo della resa dei conti tra Carol e la Suprema Intelligenza con quel magnifico montaggio di lei che si è sempre rialzata.

Questo è l’altro messaggio importante – nonché il principale “potere” di Capitan Marvel:
che non importa quante volte uno cada, l’importante è avere sempre la forza di rialzarsi.

 

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