Free Solo – Sfida estrema

da | 25 Mag 2020 | Film

Un giovane scalatore si prepara ad affrontare un’impresa mai tentata prima: scalare senza protezione la nuda roccia della montagna El Capitan

 

Di Roberta Breda

 

Alex Honnold, 32 anni, metodico e riservato, è uno dei più grandi scalatori al mondo. Per tre anni si allena per affrontare una sfida estrema mai tentata prima: scalare in solitaria e senza protezione El Capitan, una vertiginosa parete di granito alta oltre 1000 metri. Il collega scalatore Jimmy Chin racconta la sua preparazione, la sua quotidianità e le sue relazioni, affrontando però un grande problema: e se morisse davanti alla telecamera?

Avete presente l’iconica scena di apertura di Mission Impossible 2, con Tom Cruise che si arrampica sulla roccia, rimanendo sospeso nel nulla? Quello è il “free solo”: una scalata tanto spettacolare quanto folle, affrontata senza compagni e senza protezioni. Una sorta di duello all’ultimo sangue tra un uomo e una montagna. Niente a che vedere, però, con un’impresa spensierata o improvvisata: nella realtà ogni mossa deve essere studiata, provata e riprovata con pazienza e tenacia, perché una volta senza corda di sicurezza non c’è margine di errore.

Premio Oscar nel 2019 come miglior documentarioFree Solo è un film mozzafiato, con riprese spettacolari accompagna tedall’ottima colonna sonora di Marco Beltrami (compositore per A Quiet Place e The Hurt Locker, tra gli altri). Ma ad essere vertiginosa è anche la situazione dello scalatore Alex, che mette la propria vita sul piatto della bilancia ogni volta che inizia un’arrampicata: una storia tanto affascinante quanto estrema e al limite. Jimmy Chin, regista insieme alla moglie Elizabeth Chai Vasarhelyi, è uno scalatore professionista, che accompagna Alex nelle prime salite per scegliere dove piazzare le telecamere. Le interviste non svelano però solo l’allenamento del protagonista, ma indagano anche sulla sua vita, sulla sua mentalità e sui dubbi che lo accompagnano. Cosa spinge una persona a darsi come obiettivo un’impresa potenzialmente letale, non a caso mai tentata prima?

Visivamente affascinante ma anche coinvolgente, il film non racconta però un’impresa perfetta e inimitabile: ci sono imprevisti e incidenti di percorso anche per chi non si concede di sbagliare, per chi prova a sentirsi invincibile ma si scopre vulnerabile. Che ne è delle relazioni, quando si fanno scelte così solitarie? Nel documentario vengono intervistati gli amici, la madre e la fidanzata, per indagare su quale sia l’impatto di queste decisioni sul rapporto con gli altri, messi di fronte all’eventualità che un giorno Alex vada a scalare senza avvertire e non torni più indietro.

I droni e le telecamere comandate a distanza corteggiano lo scalatore, cercando di ridurre al minimo qualsiasi interferenza umana con l’impresa. Ma un’interferenza c’è: sapere di essere guardato è uno dei fattori emotivi in gioco, capace di destabilizzare Alex, ora che non è più “solo”: e se morisse di fronte a qualcuno? Sullo schermo c’è un aspetto quanto mai interessante per un documentario: l’occhio che osserva non è neutro, ma dialoga con la storia che viene raccontata. I cameramen e i registi entrano anche loro nell’inquadratura, con un dilemma che fa parte dell’impresa: che succederà se Alex cade? Siamo disposti noi stessi a guardare?

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Fonte: sentieridelcinema

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