L’ultimo samurai

da | 23 Gen 2018 | Film

Tu pensi che un uomo possa cambiare il suo destino?”
“Io penso che un uomo fa ciò che può, finché il suo destino non si rivela”.

Il destino del capitano Algren è nel Giappone della seconda metà dell’Ottocento. Non in quell’America conquistata col Winchester, sterminando cheyenne innocenti, al comando del generale Custer, “un omicida innamorato della sua stessa leggenda”. E’ per cancellare quel livido impresso sulla propria coscienza che Algren passa “di là”. Dalla parte di una storia millenaria destinata, comunque, a soccombere sotto i colpi di un progresso che non risparmia più nessuno. Emblema di quella storia, è L’ultimo samurai.

Storia del Capitano Algren del 7° cavalleggeri e del suo coinvolgimento nell’epopea che decretò l’ingresso della civiltà nipponica tra le moderne potenze militari. Il prezzo da pagare fu mettere fine alla millenaria tradizione dei samurai, guardia scelta dell’Imperatore, guidata nel suo canto del cigno da Katsumoto, grande guerriero. Algren, prigioniero dei samurai, conosce un mondo fondato su valori dimenticati che imparerà ad amare.

Un film “datato”, ma molto significativo per il genere: quel genere che fonde la storia con i sentimenti, che impara a spiegare con un semplice poetica cinematografica, le difficoltà e le diversità che circondano il mondo. In questo film, molti hanno imparato ad amare, come Nathan, tutto il mondo nipponico dei samurai, guerrieri temibili e spietati, ma guidati da un rigido codice d’onore che per loro è vita, il bushido.

Nathan, come il profeta al tempo del re Davide, con le sue parole e le sue azioni, condanna l’operato dei funzionari corrotti nipponici e l’ingerenza militare americana; un moderno profeta che ci mostra come onore e rispetto non siano valori vuoti o mangiati dalla modernità, ma concetti vivi e forti, magari incapaci di cambiare l’economia, ma sicuramente che riescono a trasformare il cuore stesso dell’uomo.

In questa pellicola su cosa dovremmo focalizzarci? Qual è il punto centrale?

Bello sarebbe discutere insieme sul concetto di tradizione, moderno e amore. Proprio perché il Capitano Algren ha imparato ad amare una tradizione lontana da lui, sicuramente poco moderna, ma capace di riportare alla fede, chi fede non ha o ha perso. Dice lo stesso capitano di non essere mai stato un uomo molto religioso, ma che in quel villaggio, per la prima volta è riuscito a dormire senza incubi, senza provare vergogna per la sua vita.

Emerge così un concetto nuovo e rivoluzionario di religiosità: un sentimento che ti permette di non provare vergogna per chi sei o per ciò che vivi, ma un sentimento capace di trasmettere amore, fiducia e speranza.

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