Titolo Originale: Skyfall – 007
Regia: Sam Mendes
Cast: Daniel Craig, Javier Bardem, Naomi Harris, BéréniceMarlohe, Ben Wishaw, Ralph Fiennes e JudiDench nel ruolo di M
Casa di Produzione: Sony e Metro Goldwin Mayer
Anno: 2012
Target: Adolescenti

! SPOILER !

“Dove diavolo era finito?” «A godermi la morte. 007 a rapporto, Signora.»
– dialogo tra M e Bond

Ecco “Skyfall”, il 23° capitolo della saga più longeva della storia del cinema, incentrata sull’agente britannico al servizio di Sua Maestà James Bond 007, nelle cui vesti si cala per la terza volta (dopo Casino Royale e Quantum Of Solace) Daniel Craig.

Questo film, uscito in occasione del 50esimo anniversario di 007 (il 5 ottobre 1962 usciva infatti il primo Bond, Agente 007 – Licenza d’Uccidere con Sean Connery), vanta un cast d’eccezione e la presenza del regista premio Oscar per American Beauty Sam Mendes, che a proposito di Skyfall ha detto: “L’atmosfera è un po’ old fashion… ma c’è anche spazio per l’ironia”.

Ed è proprio così: Skyfall è diviso nettamente in due parti, la prima molto comica, piena di battute (soprattutto con agili scambi tra M e 007) un po’ nello stile Bond/Connery, e la seconda molto drammatica e maestosa, più verso uno stile – lontanamente – “alla Nolan”. In generale Skyfall assume un tono più solenne rispetto ai soliti Bond e nettamente diverso, tanto da imporre al futuro del franchaise un cambiamento di rotta – e di stile – quasi obbligatorio!

Per festeggiare il compimento di mezzo secolo da parte dell’agente britannico con licenza d’uccidere, in Skyfall non mancano riferimenti e citazioni – dalla ricomparsa della mitica Aston Martin DB5, al ritorno della Walter PPK consegnata a Bond da Q in persona – a partire dalla sequenza iniziale (prima degli ipnotici titoli di testa accompagnati dalla meravigliosa canzone omonima di Adele) dell’apparente sacrificio di Bond a opera di M, chiaro omaggio ad Agente 007 – La Morte può Attendere.

Tuttavia, tra una citazione e l’altra, l’azione non manca – come in ogni buon film di 007 –, anzi abbonda in scene ambientate in tutto il pianeta, da Istanbul a Macao, Shangai, alla madrepatria Londra, dove si svolge il più dell’azione, fino ad arrivare in Scozia, a Skyfall, ex-residenza della famiglia Bond.

Il tema fondamentale è il paragone continuo tra “il vecchio” e “il nuovo”, personificati rispettivamente in Bond e in Q (magistralmente interpretato da Ben Whishaw), voluto apposta così giovane, quasi allegoria della gioventù che ormai riesce a fare qualsiasi cosa con un computer. Tutto questo viene più vote sottolineato nei frequenti ma frammentari momenti di “introspezione” di Bond.

Nemesi perfetta per questo 007 leggermente più personale, è dunque Silva – iconicamente interpretato dal premio Oscar Javier “Non è un Paese per Vecchi” Bardem – apparentemente decentrato, ma in realtà calcolatore e spietato, legato in qualche modo indissolubilmente al passato di M. Può quindi permettersi di attaccare MI6 e la stessa M(amma?) “dall’interno”.

Oltre a Bardem notevoli anche le interpretazioni delle altre new-entry, Albert Finney nel ruolo del guardiacaccia Kincade (parte inizialmente pensata per Sean Connery, per una sorta di cameo celebrativo della saga), il già citato Ben Whishaw in quello di Q, BéréniceMarlohe e Naomi Harris rispettivamente nei panni di Séverine e di EveMoneypenny (le due Bond girl, quasi totalmente assenti) e soprattutto RalphFiennes, che da Voldemort diviene il british-fino-in-fondo GarrethMallory, capo dell’ufficio rapporti con l’Intelligence.

Quest’ultimo esordisce pensando di poter imporre alla dura e incrollabile M un “pensionamento forzato”, idea alla quale lei risponde con un deciso “Neanche per sogno. Me ne vado quando il lavoro è finito.”

Anche se alla fine – ironia della sorte – sarà proprio Mallory, dopo la morte di M (Dench), a sostituirla come capo dell’MI6.

È proprio sulla enigmatica e ombrosa figura di M, ancora una volta una strepitosa Judi Dench – come sempre dal 1995 ad oggi, che ruota l’intera vicenda di Skyfall; M è qui molto più presente, solenne, iconica e sagace: è lei l’indiscussa protagonista del film.

Simbolicamente, incentrare su di lei il Bond del 50esimo è stata la scelta migliore: lei è il lo spirito di 007 da sempre, il simbolo dell’MI6 e allo stesso tempo – nell’universo di Bond – dell’Inghilterra.

Nei cuori di tutti, anche dopo la morte, la M di Judi Dench rimarrà sempre l’unico vero capo dell’MI6.
E questa unica continua successione di azione e di eventi che andranno a culminare nel drammatico scontro tra Bond, M e Silva nel cupo maniero di Skyfall, si rivela essere un film con il giusto mix di psicologia, trama e azione (ovviamente senza tralasciare i classici inseguimenti da “Bond-Manuale”).

Come scene clue, in particolare spiccano l’entrata in scena di Q e di Silva, che si presenta con il suo aneddoto sui topi, vero sunto del film insieme alla poesia (uno stralcio dell’Ulissedi Tennyson) recitata dalla stessa M durante l’inchiesta in tribunale, stralcio che riassume il ruolo dell’MI6 e di tutti noi:

“Noi non siamo più, ora, la forza che nei giorni lontani moveva la terra e il cielo. Noi siamo ciò che siamo: un’uguale indole d’eroici cuori, infiacchiti, dal tempo e dal Fato, ma forti nella volontà di combattere, cercare, trovare e non cedere mai.”

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