Di Beppe Musicco per Sentieri del Cinema

Genere: Biografico, Commedia, Drammatico
Voto: Imperdibile
Tematiche: amicizia, Lavoro, malattia, spettacolo, vecchiaia
Target: Da 14 anni

L’ultima tournée dal vivo dei due comici, al termine della loro carriera cinematografica.

Con una carriera iniziata ai tempi ruggenti del muto, ricca di decine di corti (le famose “comiche”) e di ben 27 film, il duo Oliver & Hardy (Stanlio e Ollio in Italia) è stato dal 1926 al 1940 un punto fermo della commedia “slapstick”; noto in tutto il mondo al cinema per la netta caratterizzazione dei due personaggi in cappello a bombetta, e i cui costanti passaggi anche in televisione hanno permesso una fama che è arrivata anche ai più giovani ai giorni nostri.

Quando però, a causa di dissidi economici tra Stan Laurel e il loro storico produttore Hal Roach, la loro carriera cinematografica come coppia si interruppe, anche la loro collaborazione sembrò giungere al termine; ma nel 1950, consapevoli della necessità di rinverdire la loro memoria tra il pubblico, accettarono una serie di spettacoli teatrali in Gran Bretagna, che avrebbero dovuto lanciare il loro grande ritorno al cinema con un film su Robin Hood da girarsi nell’isola.

Il film si sofferma sulla partenza in sordina del tour in piccoli teatri semivuoti, con alloggi in modesti alberghetti, che sono l’occasione per i due di ricordare i bei tempi, ma anche i dissidi che li hanno fatti finire: il regista – di cui è ben evidente l’affetto per questi giganti della comicità – tratta le vicende sempre con grande rispetto, senza indulgere in passaggi melodrammatici o toni da reality, ma mostrando grande tatto ed evidenziando come al rapporto lavorativo tra i due non corrispondesse automaticamente un’amicizia, ma comunque un grande rispetto reciproco. Mentre Oliver Hardy aveva un carattere accomodante, più interessato ai piaceri della vita che agli oneri del lavoro, Stan Laurel (mente creativa del duo) era una persona seria e scrupolosa. Autore di tutte le gag e dei testi, Stan prendeva molto seriamente gli impegni, consapevole che la fama e gli agi fossero passeggeri e che bisognasse cercare di strappare ai produttori le migliori condizioni possibili. Poi, quando il tour si avvia a una felice conclusione a Londra e i due sono raggiunti dalle iper protettive consorti, la salute di Oliver Hardy ha un crollo: una svolta che rivela anche la triste realtà sulle aspettative per il film da girare insieme.

L’interpretazione dei due protagonisti, Steve Coogan (Stan Laurel) e John C. Reilly (Oliver Hardy), è intensa e a tratti realmente commovente.
Entrati perfettamente anche nei tratti somatici dei due personaggi (grazie anche al trucco, in particolare Reilly che si è sottoposto a lunghe sedute), i protagonisti trovano la chiave giusta per evidenziare i momenti comici che interpretano con precisione e talento (la scena del ballo ne I fanciulli del West, la gag di Ollio nel letto d’ospedale, le tante mimiche di Stanlio).
La struttura fisica di Coogan (che tra l’altro è nato nella stessa contea inglese di Stan Laurel) e la mimetizzazione di Reilly, con protesi che gli han dato la stessa struttura fisica di un Oliver Hardy ingrassato e provato anche dall’alcool, fanno sì che dopo pochi istanti chi ha amato i due comici dimentichi totalmente di trovarsi di fronte ad attori che li interpretano (e ben ha fatto il doppiaggio a non cadere nel finto accento con cui in Italia son diventati famosi); ben sostenuti da Nina Arianda e Shirley Henderson, nel ruolo di due donne che rivaleggiano nel difendere e proteggere i rispettivi mariti.

Stanlio e Ollio è anche un apologo sul mestiere dell’attore, di chi preferirebbe morire sul palcoscenico piuttosto che avere una lunga vita lontana dalle scene; di chi, come Stan, dopo la morte del collega e amico, andò avanti ancora fino alla fine a scrivere testi e preparare nuove scene che solo loro due avrebbero potuto interpretare.

Un ultimo gesto di affetto e di omaggio a una delle coppie più memorabili della storia del cinema.

 

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