Regaliamo uno spicchio di cielo nero ai nostri figli

da | 12 Nov 2014 | Genitori

Adolescenti a scuola tra vecchi e nuovi disagi

La ricerca psicologica ci racconta e ci spiega i rischi che corrono le nuove generazioni, soprattutto nel campo delle dipendenze. E’ fondamentale interrogarsi su che tipo di educazione stiamo dando ai nostri ragazzi perché in base al lavoro che stiamo facendo cresceremo delle persone con una buona autostima, autonomia e sicurezza oppure dei ragazzi fragili non abituati alla frustrazione che al primo no o fatica molleranno diventando facile preda di un mercato agguerrito e delle svariate dipendenze che attanagliano sempre di più i nostri ragazzi.

Sono Serena Tamburini e sono una psicologa psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo-comportamentale. Lavoro all’IMA di Lecco e Melzo come psicologa scolastica e sono anche una ex-allieva. Incontro mediamente una 15 di ragazzi alla settimana, altrettanti genitori ed entro nelle classi proponendo diversi progetti di psicoeducazione sull’intelligenza emotiva. Nei giorni del 24 e 25 ottobre sono stata a Rimini per partecipare ad un convegno proposto dalla casa editrice Erickson intitolato: “Supereroi fragili – adolescenti tra nuovi e vecchi disagi”. Vorrei potervi parlare e raccontare tutto ciò che ho appreso ma sarebbe troppo e forse non necessario. C’è però una parte di tutto questo materiale che credo fermamente dovrebbe essere conosciuto dalla maggior parte degli adulti ed in particolare dai genitori e dagli insegnanti.

PRIMA NON ERA MEGLIO: ERA DIVERSO

Tutto inizia dicendo oggi è DIVERSO non possiamo dire meglio o peggio ma diverso. Da sempre nel DNA di un adulto c’è la predisposizione a lamentarsi della nuova generazione – lo facevano anche gli antichi egizi, greci e romani – ma oggi in aggiunta alla lamentela da discorso ricreativo c’è anche una forte preoccupazione che non può essere solo prerogativa di singole famiglie, deve diventare preoccupazione della società, della politica. Oggi l’80% del disagio adolescenziale ha a che vedere con la parola DIPENDENZA (da internet, cocaina, facebook, marjuana, whats up, abuso di alcool da coma etilico, smartphone, lampade, palestra, poker online, gratta e vinci, shopping, , eroina, chetamina, crack, exctasi, ecc.). E anche se il mouse non me lo inietto come l’eroina  la crisi di astinenza che si osserva in queste nuove cliniche di disintossicazione da facebook o whats up è comunque fatta di vomito, dolori e febbre.

“Come si arriva all’ABUSO di questi comportamenti?”

Negli adolescenti di oggi verifichiamo la modalità del “tutto e subito” e se torniamo indietro nelle loro storie scopriamo vite da piccoli imperatori, biberon a 10 anni, lettone da sempre e per sempre, quantità vastissime di regali materiali di ogni tipo. Quando nasciamo tutti noi siamo in preda alla PULSIONE che è un meccanismo naturale e fisiologico: è una spinta interna che vuole un appagamento immediato, non lo posso rimandare. All’inizio è sano e normale che la madre e il padre assecondino le pulsioni che vengono espresse con il pianto del bambino. Procedendo poi nella crescita però l’EDUCAZIONE comincia a immettere nella vita del bambino graduali quote di frustrazione e quindi la pulsione si trasforma in EMOZIONE. Emozione che diventa più gestibile e tollerabile se l’adulto insegna al bambino a chiamarla per nome: tristezza, paura, rabbia, frustrazione, attesa, nostalgia, ecc. ecc. Noi genitori in questo percorso possiamo diventare buoni o cattivi architetti del cervello dei nostri figli perché proprio in base alle scelte educative che compiano il cervello cresce e si sviluppa con modalità diverse.  La maturazione del nostro sistema nervoso finisce di completarsi intorno ai 22/24 anni. Il cervello del bimbo piccolo è molto pulsionale e non esiste un controllo razionale su questa parte emotiva; deve essere costruita questa parte proprio come un ponte e per farlo è necessaria una educazione alle emozioni, insegnare ai bambini l’INTELLIGENZA EMOTIVA. Insegnare ai bambini che anche l’emozione più difficile e dolorosa si può tollerare se imparo a chiamarla per nome, a raccontarla a condividerla con i miei genitori. Altrimenti quando un preadolescente non ha sviluppato una buona intelligenza emotiva al primo no che incontrerà verso gli 11/12 anni cercherà una valigia della sicurezza che non ha perché non esiste un vaccino alla frustrazione e come gestirà questa angoscia? Rischierà di incontrare birra, superalcolico, canna, facebook, internet, vomitare ecc. che placheranno meravigliosamente questa angoscia come delle vere e proprie protesi artificiali. E non basta dire loro che il fumo fa male, che non esistono droghe leggere o che la anoressia porta alla morte perché l’angoscia rimane li come una pulsione che va appagata immediatamente. Gli esami strumentali del cervello (risonanza magnetica funzionale fMRI e tomografia  a emissione di positroni PET) ci mostrano come un bambino e un adolescente reagisce alla relazione educativa. I bambini che ricevono RISPECCHIAMENTO e REGOLE (i famosi NO che aiutano a crescere) mostrano un’ illuminazione dei lobi parietali che sono la zona della calma e del benessere: producono ossitocina e serotonina; mentre negli altri bambini si illuminano le zone frontali che sono quelle dell’ansia e dell’agitazione che sono caratterizzate dal cortisolo. Quindi a seconda di come educhiamo i nostri figli avremo dei cervelli ben-adattati oppure mal-adattati e molto più fragili alle dipendenze di qualsiasi tipo.

STIAMO CRESCENDO UNA GENERAZIONE DI DISABILI CRONICI

Non possiamo aspettare perché stiamo crescendo una generazione di “disabili cronici” perché senza frustrazione i cervelli dei nostri ragazzi avranno meno neuroni e funzioneranno male. Tra 15 anni la psicologia attraverso la neurofisiologia ci dice che potremmo avere un terzo della popolazione sana che deve provvedere agli altri 2/3 … si parla di nuove generazioni chiamate NO WORK NO STUDY. La politica dovrebbe urgentemente investire sulla scuola perché diventi un’agenzia educativa globale perché investa sui programmi di didattica delle emozioni altrimenti l’unica agenzia ad occuparsi dei nostri ragazzi rimarrà il mercato.

LONTANO DALLE STELLE

È necessario quindi somministrare ai nostri figli  la noia, insegnare loro l’attesa e appassionarli alle cose belle e importanti della vita. Contagiamo le emozioni, le passioni, i desideri. Desiderare è un verbo che viene dal latino: DE – SIDERIBUS che significa allontanarsi dalle stelle perché è quando che il cielo è nero che può venire il desiderio, così uno le stelle se le disegna da solo, le immagina, le aspetta. Nella mancanza nasce il desiderio. Regaliamo uno spicchio di cielo nero ai nostri figli. Insegnammo loro che nello stare fermi come i campi a maggese si crea fertilità. Diventiamo spacciatori di sostanze buone per i nostri figli.

 

Questo articolo nasce dalla partecipazione al workshop : Uso, abuso e dipendenza. Dalle sostanze stupefacenti alle nuove dipendenze (Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli ) di venerdì 24 ottobre al 1° convegno “Supereroi fragili – adolescenti a scuola tra nuovi e vecchi disagi” tenutosi al palacongressi di Rimini.

Bibliografia di riferimento:
–    Le Emozioni Fanno Crescere (Come rendere autonomi e sicuri i nostri figli)
Ulisse Mariani, Rosanna Schiralli, Mondadori  
–    Nostro figlio. Dal concepimento all’adolescenza come aiutarlo a crescere con il metodo dell’educazione emotiva. Ulisse Mariani – Rosanna Schiralli,  Mondadori
–    Intelligenza emotiva a scuola (Percorso formativo per l’intervento con gli alunni) Ulisse Mariani, Rosanna Schiralli, Edizioni Erickson
–    Facciamo il punto su… Le emozioni (libro + DVD + CD-ROM) Proposte di educazione affettivo-emotiva a scuola e in famiglia.  Dario Ianes, Alberto Pellai, Edizioni Erickson

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