Per noi adulti, spesso, la tendenza è quella di dover sempre insegnare qualcosa, difficilmente quella di ascoltare a cuore aperto, con le “orecchie grandi”.

A volte pensiamo che l’essere adulti serva a risolvere tutti i problemi, soprattutto quelli dei più piccoli. Ma le difficoltà degli adulti chi le risolve? Altri adulti probabilmente!

Eppure, i piccoli sono una grandissima risorsa per i grandi se formati e aiutati a crescere con amore, equilibrio, libertà e responsabilità. Chi non ha trovato sollievo dai tanti pensieri di una giornata, una volta tornato a casa la sera, proprio grazie all’abbraccio o al sorriso dei figli?

Quale educatore, non egocentrico, non ha gioito delle gioie dei ragazzi affidatigli? Quanti adulti restano uguali e immutati dopo un bel confronto aperto con degli adolescenti? La storia de “Il piccolo principe” (un libro per grandi che solo apparentemente è per i piccoli!) ci insegna che ogni adulto può essere un aviatore caduto con il proprio aereo nel deserto, cioè tra le difficoltà della vita, oppure “un uomo serio” che svolge importantissime attività ma profondamente e fisicamente solo.

Ci insegna pure che proprio nel momento del disastro o della ripetitiva routine c’è un “Piccolo Principe” che può sconvolgerci la vita con le sue domande e richieste strane, con i racconti straordinari dei viaggi, con quelle esperienze speciali che riempiono il cuore una volta svuotato del di più. Nella vita di una famiglia, di un educatore, di un docente, ciò accade costantemente e non c’è da attendere l’arrivo di un “giovane favoloso” dal cielo.

Però, spesso, la tendenza è quella di dover sempre insegnare qualcosa, difficilmente quella di ascoltare a cuore aperto, con le “orecchie grandi”, a pieni polmoni, a braccia aperte! Cosa c’entrano i polmoni e le braccia nell’ascolto?
Vuol dire che tutta la nostra persona, anche fisicamente, deve aprirsi all’ascolto delle domande e delle parole dei piccoli, degli adolescenti, dei giovani. Direi che deve aprirsi pure alle loro proposte, alle idee, ai consigli, attribuendo il valore giusto, non liquidando con un “sei ancora troppo giovane”.

Quanto volte abbiamo detto da adulti ciò che non sopportavano sentire quando eravamo ragazzi: “Quando sarai più grande, capirai” o “Non è il momento giusto” oppure “È così e basta“. Affermiamo queste cose con l’aria seriosa, ma non indichiamo un momento e un tempo reale, per cui l’unico segnale che viene ricevuto è un “no” o, ancor peggio, un “non m’interessi” senza limiti.

Ci dimentichiamo di generazioni di ragazzi che per secoli hanno aiutato le famiglie nei lavori manuali, che hanno purtroppo combattuto guerre sempre ingiuste, che hanno difeso i diritti civili e hanno dato la vita per questo, che si dedicano con generosità costante al volontariato, che sono Santi nella Chiesa.

Molti tra questi sono stati e sono veri e propri “maestri”, mentre noi abbiamo bisogno – come afferma spesso Papa Francesco – di “imparare ad imparare“.

Una citazione del film “Lo Hobbit” mi permette di sottolineare una bella verità: «”Perché il mezzuomo?” (NdR. dice il grande Gandalf). “Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins (NdR. un hobbit, dunque un piccolo uomo)? Forse perché io ho paura. E lui mi dà coraggio”».
È proprio di questo coraggio che abbiamo bisogno oltre che dell’umiltà di volere imparare dai nostri “Piccoli Principi” o “Hobbit” che siano. Essi ci salvano e ci salveranno!

Marco Pappalardo

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