I Quattro MAI della Televisione

da | 4 Nov 2014 | Genitori

…che vanno benissimo anche per Internet e tutti i Social Network. Magari, insegnando ai nostri piccoli a rispettare questi quattro MAI, un giorno saranno adulti capaci di regolarsi anche con internet, smartphone e social.

 1 – MAI PRIMA DELLA SCUOLA

Sembra incredibile, eppure oggi vi sono genitori (non certo quelli che stanno leggendo…) che si servono della televisione per svegliare il bambino!

Non c’è risveglio peggiore!

Per dire subito pane al pane e bistecca alla bistecca, è del tutto inaccettabile iniziare un nuovo giorno senza neppure un attimo di silenzio, di tranquillità!

Subito avere gli occhi forati da immagini, le orecchie ripiene di rumore, disturba, stanca, affatica.

E’ come essere presi a schiaffi dentro. Molti insegnanti dicono che i bambini arrivano a scuola già ‘cotti’.

Un po’ di raccoglimento, una chiacchieratina, sono come tazzine spirituali che creano l’atmosfera giusta per attaccare la giornata.

E poi, chi ha detto che le vecchie semplici preghiere del mattino hanno perso il loro bel valore pedagogico, oltre che religioso? Lo scrittore Gaspare Barbiellini Amidei dice che “oggi i genitori non parlano esplicitamente di Dio ai figli perché hano paura di passare per matti”.

In realtà, più che matti, sono incoscienti: non sanno quanto perdono a rompere tutti i contatti con Dio. Lo proveremo più avanti.

2 – MAI TROPPA

La dottoressa inglese Sally Ward che ha studiato per anni l’influenza della televisione sui piccoli, avverte che nessun bambino sotto l’età di un anno deve essere esposto, neppure per un minuto, alla televisione.

Poi è sempre consigliabile sorvegliare il consumo televisivo del figlio. “Chi beve troppo la sera, si alza col mal di testa e non riesce a connettere; chi mangia troppa cioccolata ingrassa; chi ingurgita troppa televisione ingolfa la mente e grippa il cervello“: l’osservazione è del regista tedesco Daniel Helfer, autore di un film sul potere della televisione.

Quanto tempo, allora? Lasciamo la parola all’esperta Anna Oliverio Ferraris: “Tra i quattro e i sei anni è consigliabile che un bambino non superi un’ora ditelevisione al giorno, preferibilmente mezz’ora per volta, meglio se iltempo giornaliero è più breve. In età scolare è bene non superare le due ore”.

3 – MAI DA SOLO

David, un ragazzino di 12 anni, una sera vede un servizio televisivo sulla pena di morte per fucilazione e impiccagione. Resta impressionato e incuriosito. Va dal papà e gli domanda: “Che cosa provano gli impiccati?”.

Poi per verificare, scende in lavanderia, si fa un cappio con la corda di nylon che serve per stendere i panni e si impicca ai tubi del riscaldamento. Il fatto è successo a Parma.

Qualcosa di simile è capitato a un bambino di Cremona. Stava guardando i cartoni animati di Bugs Bunny quando, visto un personaggio che cadeva nel vuoto, si è tuffato dalla finestra. Ha fatto un volo di quattro metri, grazie a Dio, questa volta è andata bene: è piombato al suolo senza farsi neppure un graffio.

Due episodi eloquenti! I piccoli non possono essere lasciati soli davanti al televisore. La presenza dell’adulto è indispensabile per chiarire, per attutire momenti di tensione emotiva che immagini e parole possono evocare.

Il bambino accetta tutto, a condizione che sia filtrato, che sia ‘mammizzato’.

A proposito, si racconta un fatto, ormai classico: una mamma camminava per strada con la figlioletta, alla periferia di Londra, durante la seconda guerra mondiale. Improvvisamente, a poche centinaia di metri, cadde una bomba. “Hai visto che bella fiamma?”, esclamò con prontezza la mamma: la bambina non si mostrò per nulla spaventata!

4 – MAI LA TELEVISIONE PERSONALE IN CAMERA

Dei quattro MAI, questo è quello del quale siamo più convinti.

E’ vero che comprandogli la televisione personale, il figlio potrà non ‘rompere’ più, però potrà ‘rompersi’ la vita.

Due semplici riflessioni per spiegare come sia inaccettabile che si permetta la televisione in camera del figlio.

Se questi trascorresse il pomeriggio per strada, girovagando con ragazzi sconosciuti, non ci preoccuperemmo di sapere cosa fa, con chi va?

Dargli la televisione (e il computer aggiungo io autore del blog) è non preoccuparsi di ciò che vede, di ciò che impara (di chi incontra in chat aggiungo io autore del blog) il che può essere ben peggio della compagnia di certi compagni.

Ha ragione il proverbio: “Solo chi è matto, da in custodia il lardo al gatto!”.

La seconda riflessione ce la offre, ancora una volta, Anna Oliverio Ferraris: “Il genitore che concede ai propri figli di avere il televisore in camera da letto, dovrebbe domandarsi se nella stessa stanza lascerebbe, con uguale disinvoltura, un frigorifero permettendo loro di mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora”.

 (Tratto da “La pedagogia controcorrente dei genitori salmoni di padre Pino Pellegrino, Astegiano Editore, pagg. 38-41)

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