La post-verità, sfida per le coscienze

da | 12 Set 2017 | Genitori

Dai vaccini che causano l’autismo alle terapie antitumorali alternative, dagli immigrati che portano malattie alle teorie cospirazioniste sull’elezione del Papa, dalla Trilaterale agli Ufo: potrebbero essere meravigliose tematiche per qualche romanzo da leggere sotto l’ombrellone o, visto il tempo, su una poltrona al calduccio di casa mentre imperversa il temporale.
Invece no! Sono i titoloni che campeggiano ogni volta che si apre un social network: miriadi di parole, link, allusioni, rimandi, che intossicano il web e che, ogni tanto, trovano spazio anche sui quotidiani nazionali.
Fake news e post-verità, un binomio che caratterizza il mondo dell’informazione e diventa il miglior strumento per far crescere populismi e alzare muri.
Secondo l’Oxford English Dictionary, la post-verità è il fenomeno per cui “i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare la pubblica opinione rispetto agli appelli a emozioni e a credenze personali”.
È ironia della sorte: siamo partiti dall’Illuminismo che ha consacrato l’infallibilità dell’evidenza e della razionalità contro ogni forma di spiritualità, per giungere alla creazione di tante verità quante sono le credenze (anche superstiziose) dei fruitori dell’informazione.
La logica di mercato, entrando nel mondo mediatico, ha permesso di confezionare contenuti su misura per confermare le più ridicole teorie partorite dalla fantasia.
A pensarci bene, non è una situazione del tutto nuova se lo stesso Vangelo di Matteo ne menziona un esempio: dopo aver riportato che i sommi sacerdoti pagarono le guardie del sepolcro affinché dichiarassero che i discepoli di Cristo avevano rubato il corpo del Maestro, vi è l’annotazione “questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi”.
La diceria vince sulla Verità, perché?

La post-verità si caratterizza per essere comoda, malleabile, non impone una presa di posizione: se guardiamo alla struttura di una qualsiasi fake news, riconosciamo che vi è sempre un alone di cospirazione e occulto (“i governi non vogliono che si sappia…”, “le case farmaceutiche nascondono…”, “gli USA hanno documenti segreti che dimostrano…”).
Queste frasi iniziali sono come un potente anestetico alla ragione, perché colpiscono i sentimenti di chi si sente oppresso dalla crisi e cerca un posto nel mondo: possedere una conoscenza occulta è, dunque, un modo per credere di essere qualcuno.
Non serve prendere una posizione davanti a ciò, è la notizia che è confezionata sulle proprie aspettative: se non trovo lavoro, è perché lo rubano gli immigrati, se sono governato da incapaci è perché l’UE e la Trilaterale ha realizzato un golpe in Italia, se ho una malattia purtroppo incurabile, è perché le case farmaceutiche boicottano l’accesso alle medicine.

Entrare nella Verità, invece, richiede uno sforzo maggiore, spesso significa scontrarsi con propri fallimenti o accettare un avvenimento doloroso con fortezza e determinazione.
La Verità non è accomodante, richiede che l’uomo si adatti ad essa, non viceversa.
La Verità non è neutrale: opporsi ad essa vuol dire essere nel falso e, nell’era dell’individualismo, ciò è inaccettabile.
La Verità, però, salva: chi è nella Verità ha il potere di essere uomo, capace di discernere con responsabilità e libertà; chi crede al falso, invece, è schiavo dei propri istinti.
Se, poi, la folla corre dietro alla post-verità, rischiamo davvero quel governo di pochi, che le fake news tanto denunciano.

Se non fermiamo questa deriva, i trafficanti di post-verità, paralizzando le coscienze, riusciranno a governare le volontà: abbiamo, dunque, la responsabilità di sfidare la pigrizia intellettiva e formare la coscienza, rigettando comodi disfattismi e preferendo sempre la chiave di interpretazione che accende la speranza.

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