Parliamone con colleghi e amici

Di papà Giorgio

La mia famiglia ha da sempre mandato i propri figli alle scuole statali. Io stesso sono cresciuto in tali scuole. Idem mia moglie e la sua famiglia.

Quando però il nostro primo figlio ha raggiunto l’età per frequentare la Scuola dell’Infanzia, ci siamo posti il problema. Caso volle che dove si abitava ci fossero due scuole: una statale e una no.

Scegliemmo, a costi quasi uguali, quella paritaria, sia perché di ispirazione cattolica, sia perché aveva orari più ampi e consoni ai nostri, dato che lavoriamo entrambi e non abbiamo i nonni a supportarci.

Posso azzardare che il secondo motivo ha pesato di più.

Passati tre anni, che hanno confermato la bontà della scelta, la questione ci si è riproposta in maniera ancora più impellente ed importante. Intanto dai mass media ogni giorno arrivavano messaggi su quanto è disastrata la scuola pubblica italiana oggi (vero o falso che sia). In più notizie di gravi carenze organizzative e didattiche nelle scuole elementari e medie del paese, ci lasciavano piuttosto perplessi e preoccupati. Sembrava che tutto dipendesse dalla dea bendata (la fortuna): se ti capitava la classe con il post-scuola bene, altrimenti …. Se ti capitava l’insegnante ancora entusiasta del suo lavoro, magari c’era la possibilità di una attività extrascolastica altrimenti …. Ci siamo quindi orientati alla scelta di far frequentare elementari e medie “private” (all’epoca usavamo ancora questo termine, prima di apprendere il termine corretto, ovvero “paritarie”) seppur con qualche timore verso l’aspetto economico.

Purtroppo l’Italia, anche sotto questo aspetto, non è la Francia, la laicissima Francia, ove le tasse pagano ogni tipo di scuola lasciando alle famiglie la possibilità di scegliere liberamente tra una statale laica o una paritaria orientata religiosamente, senza dover nulla aggiungere.

Ma non c’era solo la questione economica. Si sa che le scuole “cattoliche” hanno la fama di essere scuole d’élite, scuole solo per chi “ha i soldi”, che manda i propri figli perché “fa figo”… l’aspetto religioso cattolico … sì ok, ma non è quella la discriminante!

E poi le scuole “private” bocciano poco perché altrimenti perdono la retta. E poi, finiti i due cicli inferiori, si finisce per lo più alle superiori statali …. Nel mondo reale! E i ragazzi fino a quel momento vissuti nella “bambagia” vanno in crisi …. Chiedo scusa per la crudezza delle mie affermazioni, ma erano e sono queste le considerazioni con cui dovevamo e dobbiamo confrontarci e scontrarci parlando con colleghi e amici.

Ne parlammo anche con il sacerdote che ci sposò, che caso (?) volle essere molto a contatto con il mondo della scuola per l’incarico che aveva. “Sulla retta, purtroppo, finché le cose non cambiano, non si può fare nulla” ci disse una sera a cena da noi – “Sulla fama che le scuole cattoliche hanno … purtroppo non si può negare del tutto, ma ben vengano scelte coraggiose da parte di famiglie nella media come voi, perché magari si potrà cambiare qualcosa!”

Ricordo perfettamente il nostro incontro con la allora Direttrice della San Giuseppe e la allora coordinatrice: io posi sul tavolo tutte queste questioni e mi piacque molto come loro obiettarono a tutto con grande decisione, passione ma anche con quell’umiltà che deriva dalla Fede, che ti porta a dire “Io faccio il mio servizio al meglio che posso e lo offro a Dio, senza giudicare cosa muove il cuore delle persone”.

A distanza di alcuni anni da quel giorno, pur nella fatica, sia logistica che economica, sono contento della scelta fatta. I miei figli possono crescere ed imparare in un contesto didattico accogliente, competente, premuroso e, non ultimo di importanza, positivo.

Giorgio, un papà

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