Ogni mese un santo. Un ragazzo o una ragazza che ha vissuto bene. Testimonianze belle per tutti! Oggi, Francesco Possenti, spiegato ai miei amici.

L’uomo, sin dalla sua origine, vive nella ricerca di Dio, e la riflessione filosofica si è sempre posta come intermediaria tra la mente umana e quella divina di questa “entità superiore”, onniscente. Poniamo spesso domande a Dio, chiedendoGli aiuto, conforto, ma anche cercando in Lui l’origine dell’universo, il miracolo della vita, noi stessi.
La storia è però costellata da cuori che Lo hanno incontrato più da vicino, da uomini e donne che si sono lasciati sedurre e conquistare, che si definiscono comunemente santi. Agostino, parlando di santità, scriveva: “Viva sarà la mia vita tutta piena di Te”, e don Bosco spiegava a Domenico Savio: “Qui la santità consiste nello stare molto allegri”.

Ecco allora la figura di san Gabriele dell’Addolorata, un ragazzo innamorato della vita, che scelse di accogliere l’invito ad essere felice.

Francesco Possenti nasce in una famiglia aristocratica di Assisi il 1° marzo 1838. E’ l’undicesimo di tredici figli di Sante Possenti, sindaco della città, e Agnese Frisciotti. Nel 1841 il padre è nominato assessore al tribunale di Spoleto, dove si trasferisce con tutta la famiglia; dopo non molto tempo, però, viene a mancare la figura materna, e spetterà a Sante occuparsi dell’educazione dei figli, aiutato dalla figlia maggiore Maria Luisa e dalla fidata governante Pacifica. Francesco inizia le elementari, nel 1846 riceve la cresima e nel 1851 la prima comunione, a tredici anni affronta gli studi liceali nel collegio dei gesuiti. E’ intelligente, esuberante, gli piace seguire la moda, organizzare partite di caccia, ballare e recitare. Fa della sua vita un dono con un concreto impegno verso i poveri, rendendo vive le parole di Isaia: Tu sei prezioso ai miei occhi. Francesco ama il prossimo, perché egli stesso si è riconosciuto amato.

Avverte allora il desiderio di seguire quel Gesù a lui così vicino e si trova a interrogare il suo cuore riguardo il futuro. I ripetuti lutti familiari e alcune malattie vissute nel corso degli anni gli hanno fatto apparire le gioie terrene brevi e inconsistenti; come ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa. Segue un anno tribolato, senza una scelta precisa, ma l’idea del seminario torna sempre con più insistenza.

A 18 anni la sua vita ha una svolta

A 18 anni vive una svolta: il 22 agosto 1856, durante una processione, quando l’immagine della Madonna del duomo passa davanti a lui, gli risuonano nel cuore chiare parole: “Francesco, cosa stai a fare nel mondo? Segui la tua vocazione!“. Non vuole più opporre resistenza. Il 6 settembre parte da Spoleto e la sera del 7 è a Loreto; nella santa casa trascorre l’intera giornata dell’8 settembre, festa della Madonna. Il 10 è già a Morrovalle per iniziare il noviziato. Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti, ha scelto di entrare nell’istituto austero dei passionisti, fondato nel 1720 da San Paolo della Croce con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo. D’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata.

La scelta della vita religiosa è radicale fin dall’inizio: si butta anima e corpo, da innamorato.

“La mia vita è una continua gioia. La contentezza che io provo è quasi indicibile. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita.”

Ha trovato finalmente la pace del cuore e la felicità. Scrive al padre: La mia vita è una continua gioia. La contentezza che io provo è quasi indicibile. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita. Il 22 settembre 1857 emette la professione religiosa. Nel giugno 1858 si trasferisce a Pievetorina per gli studi filosofici sotto la guida di padre Norberto Cassinelli, che lo seguirà fino alla morte. Il 10 luglio 1859 arriva nel convento dei passionisti vicino a Teramo per prepararsi al sacerdozio con lo studio della teologia. Il 25 maggio 1861, nella cattedrale di Penne (Pescara), riceve la tonsura e gli ordini minori. Verso la fine dell’anno, però, si ammala di tubercolosi; ogni cura risulta vana. Gabriele è comunque sereno, quel che conta è solo la volontà di Dio. Così vuole Dio, così voglio anch’io, scrive. Così la mattina del 27 febbraio 1862, al sorgere del sole, con il volto trasognato e gli occhi sfavillanti che trafiggono un punto fisso sulla parete sinistra, senza agonia sorride alla Madonna che viene a incontrarlo. Ha 24 anni, ancora studente in attesa dell’ordinazione sacerdotale. Ma ha già varcato la soglia per celebrare la messa perenne nello spettacolo dell’eternità in Dio.

Beatificato da san Pio X nel 1908, fu proclamato santo da Benedetto XV nel 1920 alla presenza di oltre quaranta cardinali, trecento vescovi e un’incalcolabile moltitudine convenuta da ogni parte del mondo. Nel 1926 Pio XI lo dichiara compatrono della gioventù cattolica italiana e nel 1959 il beato Giovanni XXIII lo proclama patrono principale d’Abruzzo.

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