Di Samuele Andrian

È un’espressione che mi fa sempre sorridere, nell’accezione collettiva che si dà a chi si definisce cristiano ma poi non va a Messa la domenica. Più o meno la intendiamo tutti così.
Leggo da qualche giorno strumentalizzazioni di ogni tipo, da tutte le parti, di chi utilizza Vangelo, santi e papi per sostenere idee, per difenderle, o da usare all’occorrenza come strumento per rimproverare chi osa anche solo nominarli.
La virgola all’inizio non è messa a caso.

A mio parere – cioè quello di un giovane 22enne che ha scelto di crescere nella fede, pur con tutti i suoi limiti – un credente è per forza praticante ma nel senso che mette in pratica ciò in cui crede, e nello specifico nel Vangelo.
E questo si chiama Testimonianza.

Mi interrogo su chi va a Messa la domenica pensando che sia a posto così o su chi non ci va sapendo con certezza che le risposte non si trovino lì. Sono libere scelte di liberi cittadini. Entrambe le posizioni hanno un denominatore comune (qui faccio emergere il mio lato ingegneristico, o presunto tale): non si vuole più fare fatica!

Praticare quello in cui si crede è difficile, costa fatica.

Lasciarsi incontrare e soprattutto lasciarsi interrogare, almeno una volta la settimana, costa fatica perché “Cosa vuoi? io sto bene con le mie idee e con la mia visione del mondo”. Questo non significa non farsi idee e opinioni, ma al contrario significa saperle alimentare, farle maturare e talvolta, avere il coraggio di cambiarle.

Non a caso, per i credenti non praticanti di tutti i tipi, domenica mattina nel Vangelo è stato proclamato “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35).
Sono andato a trovare  il mio amico don E. P., che nella sua predica ha detto: “Anche chi non è cristiano allora sa amare? Certo!!! Ma per i cristiani c’è quel “come io vi ho amato…” che non ha misura, che costa più fatica”

La strumentalizzazione, inevitabilmente, porta tutti fuori strada.

Nel dibattito politico attuale, la questione migratoria è di grande rilevanza. Pone grandi interrogativi le cui soluzioni non possono essere immediate ma sono oltremodo necessarie.

Il panorama politico, per un praticante, mette in seria difficoltà su chi scegliere alle prossime elezioni perché debbono prevalere Accoglienza e Dignità della Persona, aspetti che sono mancati o che stanno mancando negli ultimi anni.

La soluzione non può certamente essere “accolgo solo chi voglio, gli altri fuori o aspettano” e neanche “pensateci voi, è un problema vostro”. L’Europa ha serie responsabilità, ha sulla coscienza migliaia di morti in mare e una politica di “accoglienza” che non si basa sulla dignità della persona, ma solo su numeri. Ha responsabilità su chi ha guadagnato e speculato su un dramma umanitario (dove starebbe l’umanità in chi si è arricchito?).
Io penso che l’Europa vada cambiata soprattutto per questo. Quelli che ci sono ora, vanno cambiati con il nostro voto.

La politica molto spesso fa leva sull’ingenuità delle persone, che c’è è vero. Ma non basta citare passi del Vangelo, santi e papi per convincere un cattolico della bontà delle proprie proposte, su questo io ne sono certo e lo dico in prima persona.

Mi rimane qualche giorno per poter scegliere con criterio, secondo coscienza, e non è facile lo assicuro.
Perché è facile dire, dire, dire.
La fatica di mettere in pratica, eh, su quella tutti – soprattutto i non praticanti – dobbiamo ancora imparare.

 

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