Grazie alla scuola ho capito che…

da | 23 Mag 2017 | Giovani

«La vita mette alla prova per farci capire chi siamo davvero o dove vogliamo arrivare. A volte non ci accorgiamo che la debolezza è la nostra forza, sembra strano ma è così!»

«Essere “deboli” aiuta a proteggerci dal mondo che paradossalmente sembra perfetto ma in realtà è tutto tranne che questo. A tutti, alla mia età, accade all’improvviso di sentirsi cambiati sia esteriormente che caratterialmente; è come se si accendesse una luce dentro che aiuta a capire per cosa valga la pena lottare seriamente, chi davvero conta nella vita, chi invece non ha bisogno di noi».

Sono le parole di Francesca, studentessa adolescente, inviatemi su un social a conclusione di un sereno confronto durato quasi tutto l’anno scolastico.

Hanno un peso e si sente, sono semplici ma colgono l’essenziale, non scritte per un tema però hanno il gusto di una verifica sulla materia più facile e difficile al contempo: la propria vita!

«Accade, ormai giunti alla fine di un altro anno di scuola – continua Francesca – che tutto sia servito per maturare e per crescere tra le cose giuste e le cattiverie della società. Iniziamo così ad amarci di più rispetto a prima e non era forse il non volersi bene il nostro maggior problema? Poi pure la non accettazione di se stessi portava a non riuscire ad amare gli altri. Proviamo allora a ricominciare a sorridere come e più di prima, perché la vita è troppo corta per sprecarla, ma soprattutto il tempo va veloce e non ci fermiamo per riflettere seriamente».

Così anche la scuola, nel bene o nel male, ha avuto ed ha un compito, meglio una missione, quello di tracciare dei segnali luminosi sulla via buia della maturazione: dal libro della vita quotidiana, come in un pop-up, emergono non immagini di carta ma verbi vivi come “crescere”, “ripartire”, “volersi bene”, “gioire”, “valorizzare”, “saper attendere”.

Tutto questo non avviene magicamente, né scende dal cielo, bensì è frutto di lavoro, fatica e impegno sia personali che comunitari. Ciascuno ha un ruolo – studente, docente, genitore – ma non per recitare una parte e poi andare via dopo essersi struccato e cambiato d’abito; infatti ciascuno “è” un ruolo, cioè incarna se stesso, profuma di originalità, indossa creatività, sa di conoscenza.

«Facciamo quello che ci insegna il cuore – conclude la nostra studentessa – solo così potremo goderci la vita e scoprirne lo scopo senza fretta e al momento giusto. Essere diversi è qualcosa di meraviglioso perché trovi un mondo nuovo, altro da come appare e, se hai più ostacoli degli altri, non importa, poiché alla fine vincono veramente coloro che hanno sudato per vivere al meglio, non quanti hanno aspettato che i risultati cadessero dall’alto. Soprattutto ce la fanno quelli che riescono ad alzarsi ogni mattina, pur tra le difficoltà, con la voglia e la forza di impegnarsi ad affrontare la giornata come un dono».

Coraggio, dunque, la campanella deve farsi sentire ancora per qualche giorno ed noi abbiamo da suonare i pezzi finali, quelli che strappano l’applauso.

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