Francesco, ragazzo autistico, alla maturità

Di Paola Belletti

Siamo nel casertano, nelle aule dell’Istituto Ettore Majorana: Francesco ha finito le prove di maturità e legge una lettera che ha scritto lui per gli insegnanti, i compagni e in qualche modo tutto il mondo: “l’autismo non è contagioso. Socializzare vuol dire esistere ed è quello che la scuola ha fatto per me. Grazie”

Siamo alle solite: un video girato in aula e proprio durante gli esami di maturità, manco a dirlo, già in crescita esponenziale sui social. E per giunta in quella scuola già tristemente famosa per lo sfregio fatto ad una professoressa per mano di un diciassettenne armato di coltello. Siamo all‘Istituto E. Majorana di Santa Maria a vico, in provincia di Caserta.

Invece no, non è affatto come sembra. Il video lo ha girato la mamma di uno studente, al termine delle prove d’esame ed è stato condiviso niente meno che dalla Dirigente scolastica, la professoressa Pina Sgambato,  che si augura la massima condivisione.

Ecco allora i fatti: Francesco Criscuolo è un ragazzo autistico, arrivato alla fine della scuola superiore; invitato con perentoria dolcezza dalla mamma (che forza!) legge una lettera di gratitudine per i compagni, gli insegnanti e la scuola intera. Guardate la commozione dell’insegnante di sostegno, Michele Vozzella.

“Adesso piano piano, ad alta voce, lentamente”, e Francesco inizia, conquistando parola per parola la lettera scritta da lui stesso. Leggete e poi guardatelo, ascoltatelo. Per chi soffre di disturbi dello spettro autistico spesso la possibilità di leggere e anche lo stesso parlare è impresa ardua, per alcuni impossibile.

Sono passati setti anni e oggi termino il mio percorso scolastico. Qui ho imparato tante cose e ho conosciuto tante persone e sono molto dispiaciuto che tutto finisca. Voglio ringraziare il mio professore Michele e tutti i compagni di classe che mi hanno capito e voluto bene per quello che sono cioè un ragazzo come loro, con gli stessi sogni del futuro. Questo grazie ai miei compagni sono diventato più autonomo e non ho paura di affezionarmi alle persone perché mi hanno fato capire che esistono tante persone buone e sincere in questo mondo tanto cattivo e complicato per quelli come me, me (commozione della mamma e un “Bravo!”). L’autismo non è contagioso, noi abbiamo bisogno di amore e integrazione. Socializzare vuol dire essere, esistere ed è quello che la scuola ha fatto per me. Rimanete nel mio cuore per sempre, Francesco.

Contribuiamo volentieri alla viralità di questo video e della storia che dalle parole di Francesco e della mamma si affaccia. Pare anzi un fiume, rimasto carsico per lungo tratto, che ha la forza di spaccare la crosta e uscire fuori, limpido e fresco perché abituato alle profondità cui la sofferenza dell’autismo costringe.

Immaginiamo che il senso di appartenenza reciproca che Francesco e i compagni hanno costruito in questi anni li accompagnerà ancora a lungo, ben oltre l’effetto commovente dell’ultimo giorno di esami e del discorso declamato con coraggio dal ragazzo; immagino anche l’orgoglio di questi ragazzi “normali” per aver saputo amare come si deve il compagno che forse tanto difficile non era.

Non è sempre difficile come si crede. E ci sono interi continenti di bellezza inesplorata dietro ogni storia, spesso dentro le più dure.

Allora che Dio benedica Francesco, la sua mamma coraggiosa e tenace; immaginiamo senza tema di sbagliare i giorni della diagnosi, lo sconforto magari solo iniziale, le stanchezze, la perseveranza nelle terapie di riabilitazione, l’intelligenza di preservare sè stessa, magari altri figli o il marito, insomma la lettera è proprio solo un bel segnalibro di un romanzo lungo e intenso, ne sono certa); Dio benedica gli insegnanti e gli amici.

Abbiamo tutti un debito di gratitudine nei confronti di chi ha pesi più grandi degli altri da portare, oltre che il dovere di sostenerli: da chi si imparano certe cose sulla vita, su noi stessi, se non da loro e dalle loro famiglie?

Fonte: Aleteia

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