La Cina raccontata ai ragazzi

da | 2 Mar 2020 | Giovani

​Nell’ambito delle attività didattiche di Scienze Umane, cerchiamo di trasmettere i fondamenti scientifici delle discipline, ma anche di far incontrare gli allievi con i luoghi e le persone.
Parlando quindi globalizzazione, abbiamo avuto ospite Daniela Consolaro, la sorella di una nostra docente, cittadina americana e dirigente di una grande azienda che si occupa di ottimizzazione del lavoro somministrato e Paolo Paganini, papà di un’allieva di classe 4^, imprenditore italiano che ha aperto in Cina la sua impresa. Qui di seguito il racconto che ha fatto Benedetta di questo incontro.

“Sapete qual è il monumento identificativo della Cina? La Muraglia Cinese. Non è solo un monumento, bensì un concetto filosofico. Sta a significare che per la Cina, ciò che sta fuori dalle mura è male, mentre ciò che racchiude è bene e perciò va protetto.”

È con questa frase che il dott. Paolo Paganini esordisce davanti alla IV scienze umane del liceo “Maria Ausiliatrice” per parlare della sua Cina. Innanzitutto, spiega come sia complesso raccontare una realtà come quella cinese, caratterizzata da infiniti aspetti sotto tutti i punti di vista; poi vuole subito far passare il concetto che la Cina non è come ce la si immagina: ci sono un sacco di peculiarità di cui non si suole parlare ma sulle quali invece sarebbe bene essere informati.

Paganini ha iniziato il suo discorso partendo dalle domande poste dagli studenti, le quali spaziavano dalla cultura, al governo fino ad arrivare a toccare lo stile di vita e il modo in cui è stato accolto e sta vivendo la sua esperienza. Per cominciare, in Cina – agli occhi di un occidentale – è tutto quasi maniacalmente sotto il vigile controllo dello Stato, persino l’utilizzo della tecnologia moderna. “In Cina, infatti, non esiste Whatsapp, nemmeno Instagram e Facebook. Sono stati creati dei social network dal governo centrale”.

La lingua è difficile: parlando, non si emettono solo parole ma si esprimono concetti ed è per questo che una frase in italiano risulta circa due volte, se non tre, più corta rispetto a una espressa in cinese! Anche la gestualità è differente rispetto al resto del mondo.

Le uniche parole italiane rimaste invariate sono “tiramisù” e “pizza”.

Il regime di Mao Zedong contribuì a cambiare la Cina partendo da uno Stato incentrato sull’economia rurale ed arretrata per portarla verso uno potente ed industrializzato, basato sull’economia e sul commercio attorno al quale gravitano moltissimi altri paesi.

Oggi però, racconta, anche la Cina, motore dell’economia globale, sta vivendo un periodo di crisi. Una crisi nascosta e non svelata agli altri Paesi. Quando Paganini è venuto in classe era appena cominciata la crisi legata al coronavirus, che ha scatenato preoccupazione generale, arrivata in forma acuta anche in Italia[1]. La vicenda del coronavirus ha messo in evidenza come attorno alla Cina e ai suoi commerci ruoti l’economia mondiale e se questa dovesse entrare in crisi, ne sarebbero indubbiamente coinvolti tutti gli altri Paesi.

Andare in Cina, coronavirus a parte, è sconsigliato “soprattutto adesso,” afferma Paganini, perché non solo uno studente deve essere laureato, ma il titolo di studio deve riguardare ambiti come l’aereodinamica, l’ingegneria aereospaziale o simili, in quanto studenti laureati in altre facoltà, in Cina, non troverebbero alcun impiego e perciò sarebbero reindirizzati verso il proprio paese di provenienza.
“In genere non è lo studente a scegliere l’indirizzo della facoltà da frequentare: alla fine del liceo gli studenti fanno dei test attitudinali e, in base al punteggio ottenuto e alla materia nella quale si è ottenuto il maggior punteggio, lo Stato sceglie a che indirizzo iscriverli.” Paganini racconta quanto il sistema scolastico sia diverso dal nostro e decisamente centrato sulla necessità di evitare la disoccupazione.

Per concludere l’incontro, svelatosi molto coinvolgente per i ragazzi, Paganini spiega che si tratta di una realtà meravigliosa, caratterizzata da posti unici che vale la pena visitare.
Definisce la Cina come un luogo in cui si respira l’amore per la propria cultura e racconta alcune città in particolare attraverso le immagini dei suoi ricordi regalando così un po’ di Cina anche a chi non ci è mai stato.

Benedetta Caso,
IV Liceo Economico Sociale – IMA Varese

 

 

[1] Mentre scriviamo, 23 febbraio 2020, la Lombardia è in fase di isolamento dei primi casi di contagio.

 

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