Lettera dal Brasile

da | 30 Mar 2020 | Giovani

Il coronavirus affonda i nostri progetti, non la nostra vocazione

 

Walter Muto ci segnala una lettera di sua figlia dal Brasile

 

Sono a Belo Horizonte da appena 10 giorni, avrebbe dovuto essere l’inizio di un’esperienza desiderata ardentemente, dal profondo del cuore e nata con una naturalezza che mi ha fatto da subito chiedere a me stessa perché fossi chiamata con tanta chiarezza proprio qui. Sto imparando come nella vita i nostri piani e quelli di Dio difficilmente coincidono, o meglio, mi è sempre più chiaro che Dio (questo Dio buono che non mi abbandona mai, che mi coccola e mi ama più di ogni cosa al mondo, come un padre e una madre allo stesso tempo, ci accompagna e ci corregge, ci fa tanti doni e a volte sembra toglierceli), invece ci sta educando e ci riserva sempre qualcosa che è meglio di tutto quello che avessimo potuto immaginare. Mi sembra di rivivere la stessa scena, come in un deja-vu… Qui in Brasile sta succedendo tutto quello che è successo nell’ultimo mese in Italia, il numero di casi del coronavirus comincia a diventare consistente e la gente comincia ad allarmarsi, le scuole sono chiuse a tempo indeterminato, così come musei, grandi negozi, teatri, gli eventi sono sospesi, e così via.

In casa fra di noi volontari (incredibile come mi sembrino già una famiglia) abbiamo cominciato a ragionare sul da farsi: non per essere pessimisti, ma abbiamo visto cosa è successo e sta succedendo in Italia e la situazione molto probabilmente degenererà anche qui. Per questo motivo, in aggiunta al fatto che gli asili in cui dovremmo lavorare sono chiusi fino a chissà quando, ci stiamo informando per tornare in patria nei prossimi giorni. L’abbiamo detto a Rosa oggi pomeriggio. Senza niente di preparato ci siamo ritrovati tutti insieme a fare merenda attorno al nostro grande tavolo, grande come il cuore di Rosetta, questa donna così piccola eppure così grande, immensa, perché immenso è  il suo amore per quel Gesù che ha plasmato tutta la sua vita.

Rosa ha iniziato a parlare chiedendoci cosa avevamo nel cuore davanti a questa situazione inaspettata. Ci siamo trovati un po’ spiazzati, allora ha cominciato a parlare lei.

Stavo pensando che è proprio inaspettato, che uno viene qua con il desiderio di scoprire di più qualcosa della sua vita, pensando di stare due, tre mesi e invece poi le situazioni cambiano. Ma io sono sicura che quello che volevate scoprire qui, potete scoprirlo anche in Italia. Il piano di Dio per voi sarà un altro”. Poi fortemente dispiaciuta fino alle lacrime dal doverci lasciare andare via ci ha detto: “Ci sono delle persone che non vorresti mai lasciare andare via, ma noi a volte pensiamo di potere possedere le persone, e invece non è così… questa si chiama verginità, è amare l’altro senza volerlo possedere. In tante circostanze non si può continuare a stare con le persone, non posso tenervi qui! Io Francesco (il ragazzo che c’è qui con noi) lo vorrei qui per sempre! E invece non è così, ma io posso portarlo nel cuore, porto tutte le persone che ho conosciuto nel cuore. Come quando muore qualcuno di caro, non c’è più fisicamente ma è una presenza fortissima!. Poi penso a Irene: io mi ero già fatta tutti i piani perché la conoscevo per il suo dono del canto e avevo organizzato serate con amici musicisti e artisti… e invece in questi giorni ho cambiato prospettiva, non è Irene solo per il dono che ha, sono stata costretta ad andare al cuore di Irene, alla vera Irene. E con le lacrime agli occhi concludeva:Alla fine è sempre così, andare al cuore delle persone, a quello che uno è veramente”.

Questa donna è davvero una santa, è una signora di più di 70 anni, con le sue abitudini, i suoi gusti, eppure io vi assicuro che quando si sta con lei si percepisce che sta accadendo qualcos’altro, o meglio, qualcun Altro. Tutte le mie ansie, le mie paure per un attimo sono state soffiate via: non che spariscano, le preoccupazioni sul da farsi rimangono, ma mi rendo conto che è proprio vero che Cristo vince! E io con una che vive così ci starei tutta la vita.

Irene Muto

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