Di Anna Molinari

Recentemente mi è capitato di partecipare ad una conferenza sull’educazione nella mia città. Si trattava del primo di un ciclo di incontri rivolto a insegnanti, educatori, genitori.

Solitamente quando prendo posto nella sala che ospita un evento legato al tema dell’educazione mi guardo intorno per vedere qual è il pubblico che vi partecipa. Di solito persone con più anni di me, adulti più o meno esperti, più o meno curiosi, più o meno desiderosi di aggiungere qualcosa al proprio bagaglio di conoscenza. Tra di esse c’è chi non aspetta altro che il momento del dibattito per dire la propria opinione su temi – quelli educativi e di fede – tanto scottanti quanto attuali.

In parecchie situazioni mi capita di ascoltare parole che sanno di nostalgia dei “vecchi” tempi: di un mondo in cui tutto andava più o meno bene ma che era diverso, di anni cambiati e di difficoltà crescenti nel governare certi aspetti educativi che continuano a sfuggire di mano nonostante i tentativi di salvataggio. Si sviluppano considerazioni che sottolineano la distanza tra generazioni: la difficoltà a “connettersi” con il mondo dei più giovani.

Spesso mi chiedo se la difficoltà sia reale, se ci sia uno sforzo da parte degli adulti nel cercare le chiavi di accesso a mondi troppo distanti perché poco conosciuti e considerati. Mi domando se sia sempre necessario dipingere il mondo giovanile con tinte pessimistiche o di disprezzo.

Quella sera tra le domande e le considerazioni esposte c’era anche quella di un giovane delle scuole superiori che non ha avuto alcun timore di esprimere la sua perplessità. Il suo pensiero era più o meno questo: “Come fanno a educarci certi insegnanti che a loro volta non sono stati educati?”. Una considerazione molto forte che però quel ragazzo ha espresso con convinzione e sincera preoccupazione.

L’interrogativo mi ha fatto immediatamente ricordare altre considerazioni simili: quelle raccontate in prima persona da alcuni dei giovani venuti “x mille strade” a Roma all’incontro e alla preghiera con il Santo Padre lo scorso 11 agosto. Tra di essi c’era Letizia che in cerca della sua vocazione era stata delusa dal professore che più stimava e a cui aveva rivelato il proprio sogno, ma che aveva trovato lo slancio da una ragazza dell’oratorio di cui era educatrice. Raccontava: “È stato lì, in quel momento che ho deciso coscientemente che avrei preso tutto l’impegno di essere educatrice: non sarei stata quell’adulto traditore e deludente, ma avrei dato tempo ed energie, con tutti i pesi che potrà comportare, perché una persona a me si era affidata”.

Cercare un senso, trovare fiducia e incoraggiamento dagli adulti non sempre è così facile.

Spesso come ha affermato Matteo “(…) i progetti e i sogni, per paura degli altri e del loro giudizio, finiscono per essere più piccoli di quello che erano in partenza. E soprattutto finiscono per creare qualcosa che non sempre mi piace…”.

I giovani non hanno paura di esprimere i loro pensieri, sono coraggiosi come afferma Papa Francesco. Sembra che sentano sempre più l’esigenza di esprimere le domande che li abitano, cercano un senso e delle risposte autentiche, chiedono di essere ascoltati. In questo tempo in cui si sta svolgendo il Sinodo si parla di giovani con i giovani, avendogli dato voce, mentre si ascoltano le loro richieste che stiamo trovando riportate anche dai media.

Cosa chiedono? Cosa cercano?

Cercano tempo, confronto, testimonianza, adulti che sappiano realmente rispondere al proprio compito educativo. Come ha affermato Martina al Circo Massimo questa estate: “Abbiamo bisogno di punti di riferimento, appassionati e solidali”. Rivolgendosi a Papa Francesco a cuore aperto gli aveva chiesto: “Non pensa che all’orizzonte siano rare le figure di adulti davvero stimolanti? Perché gli adulti stanno perdendo il senso della società, dell’aiuto reciproco, dell’impegno per il mondo e nelle relazioni? Perché questo tocca qualche volta anche i preti e gli educatori?”.

In conclusione dei lavori di questo Sinodo, si potrà cambiare lo sguardo adulto sui giovani?

Si potrà cambiare lo sguardo su ragazzi e ragazze che hanno nel cuore il desiderio di perseguire i propri sogni più autentici? Ci sarà da parte di tutti il desiderio di camminare insieme?

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