Don Bosco soleva dire: “Non avviene mai che io chieda una grazia a S. Giuseppe, che non l’ottenga!”.

Don Bosco fu grande devoto del Santo Patriarca e nel 1867 pubblicò una Vita di S. Giuseppe, in cui aveva raccolto materiale proveniente sia dai Vangeli che dagli scritti già in circolazione sul Santo. Il volume si compone di 22 capitoli, cui fa seguito una breve raccolta di preghiere indirizzate al Padre putativo di Nostro Signore.
Nella prefazione all’opuscolo scrisse: “Nello stesso sacro silenzio di cui è circondata la sua vita noi troviamo qualche cosa di misterioso e di grande. S. Giuseppe aveva ricevuto da Dio una missione tutta opposta a quella degli apostoli. Questi avevano per incarico di far conoscere Gesù; Giuseppe doveva tenerlo celato; quelli dovevano essere fiaccole che lo mostrassero al mondo, questi un velo che lo coprisse. Quindi Giuseppe non era per se, ma per Gesù Cristo”.

A San Giuseppe don Bosco affidò i ragazzi avviati al lavoro; in suo onore fece erigere una “Compagnia degli artigiani” per aggregare i giovani lavoratori che frequentavano l’oratorio; a lui faceva riferimento per ottenere e far ottenere la grazia di una buona morte.
Soprattutto, a lui guardava e faceva guardare come modello di purezza.

Anche don Bosco, infatti, al pari di Santa Teresa, era fermamente convinto che San Giuseppe abbia potere di intercessione senza limiti, inferiore solo a quello di Maria: niente Gesù può negare a Colui che Gli è stato padre in terra. Mettersi sotto la sua protezione non è semplicemente pronunciare una qualche formula di consacrazione ad un santo. No, è, in un certo senso, far entrare quel santo nella propria vita, pregarlo non come qualcuno “lontano”, ma estremamente vicino. Don Bosco diceva: “Desidero che voi tutti vi mettiate sotto la sua protezione: se voi lo pregherete di cuore esso vi otterrà qualunque grazia, sia spirituale, sia temporale, della quale possiate aver bisogno. Fra le pratiche di pietà in onore di questo gran Patriarca, sposo di Maria, Padre putativo e custode di Gesù Cristo, Santa Teresa molto raccomanda, come efficace ad ottenerci la sua protezione, il dedicare a lui il mese di marzo, nel quale cade la sua festa”.

Don Bosco, inoltre, volle che uno degli altari della Chiesa di Maria Ausiliatrice, di cui ricorre quest’anno il 150° della consacrazione, fosse dedicato a San Giuseppe.
Si tratta di un altare, molto grande e bello. Ha la particolarità importante di essere l’unico altare del Santuario di Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco rimasto come l’ha voluto Don Bosco, anche dopo i lavori di ampliamento della Basilica fatti dal 1934 al 1938.

Il quadro fu eseguito dal pittore Lorenzone (lo stesso della pala dell’altare principale), che lavorò su precise indicazioni di don Bosco. San Giuseppe viene rappresentato mentre tiene in braccio Gesù Bambino: accanto, con un atteggiamento dolce e materno di approvazione, abbiamo Maria, con le mani giunte. Particolare importante Gesù Bambino dà a San Giuseppe delle rose, ed il Santo le fa cadere sulla Chiesa di Maria Ausiliatrice e sull’Oratorio di Valdocco, che appare come era nel 1869.
Il giorno dell’inaugurazione, spiegando il quadro, Don Bosco disse: “Le rose bianche e rosse sono le grazie che Dio concede a noi: anche le rose rosse, quelle accompagnate da dolori, sofferenze e sacrifici, vengono da Dio e sono le migliori”.

Don Pierluigi Cameroni

Postulatore Generale per le cause dei Santi della Famiglia Salesiana

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