La martyria degli ortodossi

da | 23 Gen 2018 | La buona parola

La martyria degli ortodossi: un seme di speranza per la Chiesa

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in questa seconda riflessione, ci fa incontrare la realtà ortodossa, un universo molteplice e variegato, frutto delle diverse sensibilità dell’Oriente cristiano che, per motivi sia teologici che di disciplina ecclesiastica, si sono separate dalla Chiesa cattolica.

La nostra guida ecumenica, frère Roger Schutz, nella sua preghiera di lode, evidenzia l’esperienza di questa Chiesa sorella come esempio di fedeltà nell’amore.

Una fedeltà che si spinge ancora oggi al martirio di sangue: non si può dimenticare il continuo avvicendarsi di attentati terroristici da parte di cellule di fondamentalisti islamici nelle chiese copte in Egitto e in quelle assire in Iraq.

È proprio nel solco del sacrificio di molti fedeli che sta rifiorendo una nuova linfa per l’unità dei cristiani: nel martirio di tanti nostri fratelli stiamo trovando la forza di superare le divisioni e ritrovare l’unità della testimonianza.

L’orizzonte ortodosso è sempre stato il più vicino a quello cattolico ed è quello che ha mantenuto intatto il deposito della fede condiviso con noi, pur nella differente sensibilità.

Come ha affermato Papa Francesco, il cammino verso l’unità con gli ortodossi non potrà condurre ad un’uniformità omologata.

Infatti, la il vero ecumenismo richiede che vi sia un autentico rispetto delle specificità e dei “respiri spirituali” delle confessioni coinvolte.

Pensiamo solo all’energia totalizzante della preghiera ortodossa, che coinvolge mente e corpo in un’unica invocazione, o alla predilezione per la via della bellezza per raggiungere il mistero.

Anche la visione antropologica ortodossa è complementare alla nostra: al nostro rimarcare gli effetti dannosi del peccato originale, tanto da fondare il credo sul sacrificio salvifico di Gesù e sulla Grazia, gli ortodossi proclamano con fecondo ottimismo l’Incarnazione di Cristo come prova della sublimità della nostra natura rispetto al creato.

È proprio quest’ottimismo che spinge i nostri fratelli orientali a donare la vita per il Vangelo, riuscendo a rispondere efficacemente alle tendenze che negano la dignità della persona.

Se l’Occidente continua nella sua lotta per “liberare l’uomo da Dio”, gli ortodossi testimoniano che solo nel Dio incarnato l’uomo è innalzato nella gloria.

Ora, nella difficile situazione del terrorismo e del fondamentalismo, queste parole sembrano stridere con la realtà dei fatti: cosa può spingere intere comunità cristiane a proclamare la grandezza della persona umana di fronte alla “bestialità” dei carnefici?

Ecco il mistero, la martyria, la coerenza cristiana: dove non arriva la voce, giunge l’esempio.

La strada del cammino verso l’unità con gli ortodossi è stata tracciata e, in questo tempo di persecuzione, è ancor più urgente trovare l’incontro: lo esige il sangue dei martiri dell’una e dell’altra Chiesa sorella, lo spera l’intero ecumene cristiano, lo suscita costantemente lo Spirito di Dio.

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