Di Marco Stroppa – Istituto Papirologico di Firenze

Un papiro dall’Egitto a Firenze

Chissà cosa avrà pensato lo scriba Teodoro (il nome è di fantasia, purtroppo quello vero non lo conosciamo) quando finì di realizzare il libro che gli era stato ordinato, una copia elegante degli Atti degli Apostoli, circa nel 500 dopo Cristo: certo non poteva immaginarsi che 1500 anni dopo alcuni resti della sua produzione sarebbero arrivati fino a Oxford e a Firenze! Probabilmente Teodoro era all’oscuro dell’esistenza di entrambe queste città…

Teodoro, infatti, viveva in Egitto e scriveva in greco: questi sono rispettivamente il luogo di provenienza e la lingua delle migliaia di frammenti conservati presso la Sackler Library di Oxford e l’Istituto Papirologico di Firenze. Fra questi ultimi si trova un piccolissimo frammento (cm 2,8 x 4,3) che ho trascritto e identificato, nonostante le poche lettere leggibili. La sequenza delle lettere e la loro disposizione corrispondono al testo degli Atti degli Apostoli, capitolo 7, dove si narra del martirio di Stefano; quindi non c’è alcun dubbio su quale fosse l’opera da cui proviene il frammento! Il testo degli Atti degli Apostoli dice: “Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori dalla città e si misero a lapidarlo”.

Nella foto qui sotto a destra, all’ultima riga in basso, si vedono le lettere ΠΟΛ della parola ΠΟΛΕΩΣ, «città».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frammento di Firenze

A questo punto io avevo in mano un minuscolo pezzettino – si vedono meno di 20 lettere per ciascuno dei due lati su cui è scritto il papiro –, ma cercando fra i papiri di Oxford studiati da alcuni colleghi una decina di anni fa, ho notato che il papiro numero 4968 era composto da 8 pagine di un codice (anch’esse abbastanza malridotte, guardate qui) degli Atti degli Apostoli, datate al 500 d.C. circa. Grazie alle foto digitali (meno male che c’è internet, per i papirologi ha velocizzato, e di molto, il lavoro!) sono in grado di affermare che tutti questi frammenti facevano parte del libro realizzato da Teodoro!

Ma allora come mai oggi ce n’è un pezzo a Oxford e uno a Firenze?

Le strade dell’archeologia sono infinite:

dalla fine del 1800 in poi inglesi e italiani hanno effettuato scavi fra le rovine della stessa antica città, Ossirinco, sorta sulle rive del Nilo a circa 200 km a sud del Cairo. E allora può capitare che un pezzo di papiro trovato dagli inglesi e conservato ora a Oxford si congiunga con un pezzo trovato nello stesso posto decenni dopo dagli italiani e ora conservato a Firenze.

Sta all’abilità e all’esperienza del papirologo “unire” virtualmente i reperti e riconoscere la medesima scrittura: un lavoro certosino, di precisione e di pazienza, ma che, come in nel caso del piccolo frammento di Firenze, porta a ricavare un buon numero di informazioni da un microscopico brandello di libro.

Negli ultimi anni è capitato più volte, quindi, di ricollegare più frammenti di uno stesso papiro che erano stati dispersi in diverse parti del mondo: in molti casi si tratta di libri della letteratura greca (l’Iliade e l’Odissea di Omero) oppure di documenti della vita quotidiana (lettere, contratti, liste, ecc.). Ma in Egitto, almeno dal 100 dopo Cristo, cominciarono a circolare anche testi cristiani: copie dei vangeli, trattati dei primi padri della Chiesa, documenti redatti dalle prime comunità dei seguaci della nuova religione. Per questo motivo questa volta i pezzetti di papiro ‘ricongiunti’ appartengono agli Atti degli Apostoli, cioè ad uno dei libri più significativi del Nuovo Testamento, che racconta la condivisone della fede fra i primi discepoli. Chissà Teodoro come sarebbe stato soddisfatto di sapere che il libro che lui appena finito di copiare era destinato a trasmettere la sua fede attraverso i millenni e attraverso migliaia di chilometri!

 

 

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