Le poesie citate da Papa Francesco

Ecco le 6 poesie citate da Papa Francesco in “Querida Amazonia”. Perché le ha scelte?

 

Di Gelsomino Del Guercio  per Aleteia

 

I poeti, che raccontano l’Amazzonia, «contemplativi e profetici», ci aiutano a «liberarci dal paradigma tecnocratico e consumista che soffoca la natura e ci priva di un’esistenza realmente dignitosa» “Nessun sogno è irraggiungibile quando chi lo suscita, o lo coltiva nel cuore, è lo spirito di Dio”.

È un Papa che sogna, e che, al contempo, offre suggerimenti concreti per cambiare il destino dell’Amazzonia. Ecco perché nell’esortazione “Querida Amazonia” si affida anche alla poesia per raccontare la bellezza violata e sfregiata dall’uomo nel “polmone verde del mondo”.

 

1) “Sto vivendo con la pioggia”

La prima poesia citata dal Papa si lega alla visione della vita che hanno gli indigeni. Una visione molto diversa da quella nostra, “occidentale”. «Senza sminuire l’importanza della libertà personale – dice il Papa – va sottolineato che i popoli originari dell’Amazzonia possiedono un forte senso comunitario. Essi vivono così “il lavoro, il riposo, le relazioni umane, i riti e le celebrazioni. Tutto è condiviso, gli spazi privati – tipici della modernità – sono minimi” (…). Le relazioni umane sono impregnate dalla natura circostante, perché gli indigeni la sentono e la percepiscono come una realtà che integra la loro società e la loro cultura, come un prolungamento del loro corpo personale, familiare e di gruppo sociale»:

“Quella stella si avvicina
aleggiano i colibrì
più che la cascata tuona il mio cuore
con le tue labbra irrigherò la terra
che su di noi giochi il vento”.

autore: Yana Lucila Lema
titolo: Tamyahuan Shamakupani (Con la lluvia estoy viviendo)

«Questo moltiplica l’effetto disintegratore dello sradicamento che vivono gli indigeni – sottolinea Francesco – che si vedono obbligati a emigrare in città, cercando di sopravvivere, a volte anche in maniera non dignitosa, tra le abitudini urbane più individualiste e in un ambiente ostile.

Come sanare un danno così grave? Come ricostruire quelle vite sradicate?

Di fronte a una tale realtà, bisogna apprezzare e accompagnare tutti gli sforzi che fanno molti di questi gruppi sociali per conservare i loro valori e stili di vita e integrarsi nei nuovi contesti senza perderli, anzi, offrendoli come contributo al bene comune».

2) “Llamado”

La seconda poesia prova a scavare dentro la vita del popolo amazzonico. «Ogni popolo che è riuscito a sopravvivere in Amazzonia – osserva il pontefice – possiede la propria identità culturale e una ricchezza unica all’interno di un universo multiculturale, in forza della stretta relazione che gli abitanti stabiliscono con l’ambiente, in una simbiosi – non deterministica – difficile da comprendere con schemi mentali esterni»:

“C’era una volta un paesaggio
che appariva col suo fiume i suoi animali,  
le sue nuvole, i suoi alberi.
A volte però, quando da nessuna parte si vedeva il paesaggio col suo fiume e i suoi alberi,
a queste cose toccava apparire nella mente di un ragazzo”.
“Del fiume fa’ il tuo sangue […].
Poi piantati, germoglia e cresci
che la tua radice si aggrappi alla terra perpetuamente,
e alla fine sii canoa, scialuppa, zattera, suolo, giara, stalla e uomo”.

autore: Javier Yglesias
titolo: “Llamado”, in Revista peruana de literatura

I gruppi umani, i loro stili di vita e le loro visioni del mondo, «sono vari tanto quanto il territorio – sentenzia Francesco – avendo dovuto adattarsi alla geografia e alle sue risorse (..). In Amazzonia incontriamo inoltre migliaia di comunità indigene, afro-discendenti, rivierasche e abitanti città, che a loro volta sono molto diverse tra loro e ospitano una grande diversità umana. Attraverso un territorio e le sue caratteristiche Dio si manifesta, riflette qualcosa della sua inesauribile bellezza. Pertanto, i diversi gruppi, in una sintesi vitale con l’ambiente circostante, sviluppano una forma peculiare di saggezza».

3) “Il Rio delle Amazzoni”

La terza poesia celebre il grande fiume, “anima” dell’Amazzonia. «L’acqua – afferma il Papa – abbaglia nel gran Rio delle Amazzoni, che raccoglie e vivifica tutto all’intorno»:

“Rio delle Amazzoni
capitale delle sillabe dell’acqua, padre patriarca, sei
l’eternità segreta
delle fecondazioni,
a te scendono fiumi come uccelli”.

autore: Pablo Neruda
titolo: “Amazonas”, in Canto General

«È inoltre la colonna vertebrale – sottolinea il pontefice – che armonizza e unisce: “Il fiume non ci separa, ci unisce, ci aiuta a convivere tra diverse culture e lingue”. Per quanto sia vero che in questo territorio ci siano molte “Amazzonie”, il suo asse principale è il grande fiume, figlio di molti altri fiumi».

4) “Per vivere un grande amore”

La quarta poesia racconta l’importanza dei versi per descrivere una dimensione dei luoghi che la società consumistica tende a non considerare. «I poeti popolari – scrive Francesco – che si sono innamorati della sua immensa bellezza, hanno cercato di esprimere quanto il fiume faceva loro percepire, e la vita che dona al suo passaggio, in una danza di delfini, anaconda, alberi e canoe. Ma pure deplorano i pericoli che lo minacciano. Questi poeti, contemplativi e profetici, ci aiutano a liberarci dal paradigma tecnocratico e consumista che soffoca la natura e ci priva di un’esistenza realmente dignitosa»:

“Il mondo soffre per la trasformazione dei piedi in gomma,
delle gambe in cuoio, del corpo in tessuto e della testa in acciaio […].
Il mondo soffre per la trasformazione della pala in fucile,
dell’aratro in carro armato,
dell’immagine del seminatore
che sparge semi in quella dell’automa con i suoi lanciafiamme,
dalla cui semina germogliano deserti.
Solo la poesia, con l’umiltà della sua voce,
potrà salvare questo mondo”.

autore: Vinicius de Moraes
titolo: Para vivir un gran amor

5) “Coloro che hanno creduto”

La quinta poesia «aiuta ad esprimere una dolorosa sensazione che oggi in molti condividiamo. La verità ineludibile – dice il Papa – è che, nelle attuali condizioni, con questo modo di trattare l’Amazzonia, tanta vita e tanta bellezza stiano “prendendo la direzione della fine”, benché molti vogliano continuare a credere che non è successo nulla»:

“Quelli che credevano che il fiume fosse una corda per giocare si sbagliavano.
Il fiume è una vena sottile sulla faccia della terra. […]
Il fiume è una fune a cui si aggrappano animali e alberi.
Se tirano troppo forte, il fiume potrebbe esplodere.
Potrebbe esplodere e lavarci la faccia con l’acqua e con il sangue”.

autore: Juan Carlos Galeano
titolo: “Los que creyeron”, in Amazonia y otros poemas

6) “La carta dei naviganti”

Nella sesta ed ultima poesia, Francesco spiega che «va apprezzato lo spirito indigeno dell’interconnessione e dell’interdipendenza di tutto il creato, spirito di gratuità che ama la vita come dono, spirito di sacra ammirazione davanti alla natura che ci oltrepassa con tanta vita».

Tuttavia, prosegue, «si tratta anche di far sì che questa relazione con Dio presente nel cosmo diventi sempre più la relazione personale con un Tu che sostiene la propria realtà e vuole darle un senso, un Tu che ci conosce e ci ama»:

“Galleggiano ombre di me, legni morti.
Ma la stella nasce senza rimprovero
sopra le mani di questo bambino, esperte,
che conquistano le acque e la notte.
Mi basti conoscere
che Tu mi conosci interamente,
prima dei miei giorni”.

autore: Pedro Casaldáliga
titolo: “Carta de navegar” (Por el Tocantins amazónico)

«Allo stesso modo – chiosa il pontefice – il rapporto con Cristo, vero Dio e vero uomo, liberatore e redentore, non è nemico di questa visione del mondo marcatamente cosmica che caratterizza questi popoli, perché Egli è anche il Risorto che penetra tutte le cose».

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