Lettera di Natale

A Natale, impariamo a guardare il malato con la tenerezza di Dio

di Yesudas*

I malati comprendono solo una lingua: “appartenere all’amore”. Il Natale “ci ricorda che siamo una famiglia”. Se “permettiamo alla luce di Dio di penetrare nei nostri cuori e di vedere l’altro nella luce divina, questo è il Natale”.

Il Natale ci aiuti “a ricordare che siamo una famiglia, in cui siamo chiamati a riconoscere Dio nell’altro e imparare a guardarci nella luce della grazia e attraverso gli occhi di Dio”.
È quanto augura a tutti gli amici fratel Yesudas, missionario della Carità, l’ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta. Nella sua lettera di Natale – che presentiamo in maniera integrale – egli ripercorre gli ultimi sei anni trascorsi al Karuna Bhavan, il centro che ospita uomini disabili mentali. Le giornate sono segnate da urla, insulti e confusione, soprattutto quando i malati fanno le abluzioni quotidiane. Ma da questo, afferma, “è cresciuta la mia fede”.
I malati, prosegue, “comprendono un solo linguaggio, quello dell’amore” e Dio “ci chiama a creare in noi un santuario d’amore”.

Di seguito il testo (traduzione a cura di AsiaNews).

Cari amici,

mentre sono seduto a scrivere questa lettera, dalla finestra posso vedere il nuovo edificio del Karuna Bhavan e la nostra gente che è in piedi nel portico al primo piano e accoglie i nostri aiutanti che vengono al mattino per svolgere le proprie mansioni. Li chiamano per nome e alcuni accorrono per dar loro il benvenuto. Durante la notte gli sono mancati e ora sono felici di averli di nuovo. Ogni fratello e ogni aiutante è una presenza amorevole per loro.

Le persone al Karuna Bhavan sono tutti disabili mentali. La malattia mentale spinge le persone verso la paura, le tenebre e la nullità che abbattono il loro spirito, distruggono le loro capacità mentali e tolgono loro il coraggio di affrontare la vita. Per loro la vita è dura perché essi non capiscono cosa gli succede. Il loro stato psichico che cade a pezzi può comprendere solo una lingua: appartenere all’amore. Solo l’amore può riunificarli con la loro anima, infondere speranza e dare un nuovo significato alla loro vita. Ciò ha bisogno di persone che facciano con loro un viaggio nella fede, la fede in Dio tra noi, con noi e in noi. Questo viaggio è sempre il Natale.

Ciò che ho notato nel mio viaggio di fede negli ultimi 6 anni, è che molte volte qui è una questione di lotta, mancanza di supporto, fallimento e scoraggiamento. È come se guardassi all’apostolato a Karuna Bhavan. Molti dei nostri uomini qui sono affetti da malattie mentali croniche, ci insultano, al mattino creano confusione mentre li laviamo e li puliamo, poi fanno di nuovo baccano, e noi continuiamo a lavarli e a pulirli… Eppure il processo di lavaggio e pulizia include anche momenti di grande incoraggiamento, gioia e speranza. Ho scoperto che è anche un momento di impazienza, sconforto e rabbia che mi disturba. È per tutto questo che la mia fede è cresciuta negli ultimi sei anni. Per me la fede è una questione di quotidianità e offrire a Dio tutti gli aspetti della mia vita.

 

Credo che il nostro Dio sia un Dio incarnato. Egli è in mezzo a noi, in noi, con noi. Egli rivela cose che abbiamo dimenticato. Egli ci chiama a creare in noi un santuario dell’amore, un ambiente favorevole dentro e intorno a noi dove le persone che sono malate di mente siano accettate e amate. Esse provano un senso di appartenenza a una famiglia.
Creare questo ambiente è stata la nostra principale preoccupazione nel ricostruire il Karuna Bhavan.

 

Il Natale ci ricorda che siamo una famiglia. Questo è ciò che i fratelli e i nostri aiutanti cercano di creare con questi uomini malati di mente. In questa famiglia siamo chiamati a riconoscere Dio nell’altro e a imparare a guardarci l’uno con l’altro nella luce della grazia e attraverso gli occhi di Dio. Il nostro atteggiamento duro nei confronti dell’altro si dissolverà se permettiamo a Dio di condurci alla casa dell’altro, se permettiamo alla luce di Dio di penetrare nei nostri cuori e di vedere l’altro nella luce divina – questo è il Natale.

Il Natale ha molte cose da insegnarci: è Dio con noi nella nostra quotidianità; a essere nel presente; ci chiama a abbandonare i rimpianti passati e le preoccupazioni future solo per vivere nel momento.


È un tempo per dimenticare i litigi e le negatività che sono avvenute nel corso dell’anno. Ci invita ad accogliere un nuovo inizio in silenzio.


La festa del Natale non è rumorosa, è un’apertura molto personale del proprio cuore a Dio che è in mezzo a noi, con noi e in noi.

Pertanto in questa celebrazione c’è una sacralità, un tempo per mostrare la propria gratitudine a Dio perché egli è con noi. Ma ha bisogno di fede: se non facciamo un viaggio di fede, il Natale arriva solo una volta all’anno, ma per chi fa il viaggio di fede nella quotidianità, ogni momento e ogni giorno è Natale. Il Natale ci dà la possibilità di fermarci e di essere grati per tutto ciò con cui siamo stati benedetti. Per me, il vero spirito del Natale è nel donare. È Dio che dona suo Figlio per amore del mondo e il nostro donare al Creatore, ai nostri familiari e agli amici. Io credo che in questo donare le nostre vite diventino migliori, si arricchiscano e ci riempiano di gioia.

Possano questo Natale e il Nuovo anno che verrà essere un dono delle nostre vite a Dio e agli altri. “Tutti noi a Karuna Bhavan vi auguriamo un felice Natale e un Nuovo anno pieno di grazia”.

 

Con amore e luce.

 

 

*Missionario della Carità, vive al Karuna Bhavan (santuario di pace) di Calcutta

 

Fonte: AsiaNews

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