L’importanza dei nonni nell’educazione dei figli

da | 25 Ago 2014 | La buona parola

Per l’ignorante, la vecchiaia è l’inverno della vita, ma per il saggio è il momento del buon raccolto

di FELIPE AQUINO

Mio padre diceva che “la gioia del vecchio è essere nonno”. Oggi io sperimento questa verità. Com’è bello stare con i miei dieci nipoti, raccontando loro storie, sfidandoli a “Io vedo”, giocando a calcio, ai videogiochi, andando in bicicletta, dipingendo per loro, asciugando le loro lacrime infantili, giocando a nascondersi dalle loro mamme… Che cosa bellissima sono i nipoti!

In tutto questo, cerco di instillare nel loro cuore la fiamma della fede, l’amore per la virtù, il rispetto per i genitori e gli anziani, l’amore per Dio e la bellezza della vita che Dio ha dato loro.

Nell’Angelus del 26 luglio 2013, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, papa Francesco ha affermato parlando dei nonni: “Quanto sono importanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società! E come è importante l’incontro e il dialogo tra le generazioni, soprattutto all’interno della famiglia”.

Penso che in queste parole del pontefice si racchiuda l’importanza dei nonni nella vita dei nipoti. Portano con sé una lunga esperienza acquisita nella scuola della vita, sui libri, nelle lotte, nelle lacrime, nel dolore e nelle gioie.

Hanno già visto morire molte persone e hanno sofferto sulla propria carne le sconfitte e i fallimenti, e hanno dovuto ogni volta rialzarsi. Per questo, possono insegnare ai figli e ai nipoti ad evitare il pericolo. È molto meglio imparare dagli errori altrui che dai propri.

Il libro dei Proverbi dice che “vanto dei giovani è la loro forza, ornamento dei vecchi è la canizie” (Pr 20, 29). L’uomo moderno “ha conquistato l’universo, ma ha perso il dominio di sé”, ha detto Michel Quoist; per questo, ha affermato Giovanni Paolo II, “sembra essere sempre minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani ”.

Ciò accade perché gli manca la saggezza. E questa saggezza i nonni la portano nell’anima. Non bastano la scienza e la tecnica, è necessario coltivare i valori etici e morali. Per l’ignorante, la vecchiaia è l’inverno della vita, ma per il saggio è il momento del buon raccolto.

“Non sono gli anni che ci invecchiano, ma l’idea di diventare vecchi. Ci sono uomini che sono giovani a ottant’anni e altri che sono vecchi a quaranta”, ha detto padre Antonio Vieira (1608 – 1697).

Un anziano che ha saputo invecchiare come il vino, senza diventare aceto, saprà piacere ai nipoti e farli crescere in saggezza e santità.

In questo mondo tanto occupato in cui i padri e le madri si agitano in preda a molte attività, molti figli restano privi della loro presenza fondamentale. In questi casi, sono ancor più importanti bravi nonni che sappiano supplire a quell’assenza. È un vero apostolato della terza età.

I nonni possono essere oggi i primi catechisti dei nipoti, quando i genitori non possono esserlo, soprattutto in quei casi in cui nella vita del nipote manca uno dei genitori. Non è sicuramente una missione facile per via del peso degli anni, ma è un compito magnifico in un mondo in cui iniziano a scomparire i veri valori morali e spirituali.

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Autore: Felipe Aquino, scrittore e professore cattolico brasiliano
[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]
Fonte: aleteia

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