L’importanza di chiamarsi Giovanni

da | 15 Dic 2015 | La buona parola

L’importanza di chiamarsi Giovanni ed essere semplice

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.  Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Così il prologo del Vangelo di Giovanni ci presenta un altro “testimone” e modello di Avvento, Giovanni il Battista.

Una presentazione importante per un personaggio che ha sempre cercato il nascondimento non per fuggire ai suoi impegni, ma per dar luce a Gesù che doveva venire e “superarlo”. Già, un giovane umile in un mondo di gente che voleva farsi messia, che vantava miracoli e guarigioni. Non molto diverso il suo mondo di 2000 anni fa dal nostro.
Così Giovanni ci presenta subito l’umiltà, un atteggiamento da imitare anche oggi e soprattutto in una società che tende al mostrarsi nudi e crudi, alla visibilità estrema, al protagonismo esasperato.

L’umiltà non è segno di debolezza, né di mancanza di capacità o qualcosa che fa volare basso, ma è una “virtù” del coraggio, un valore aggiunto nell’azione, è un volare sempre più in alto senza dover scendere a compromessi.

Il Battista è persino “rispettato” da chi lo ha messo in carcere, continua con forza e carità a dire la verità, si china solo dinanzi a Cristo ma ha la possibilità di battezzarlo. Già, chi si umilia sarà esaltato! Invece gli esaltati finiranno, prima o poi, per essere umiliati e non certo per cause importanti.
Dietro una vita c’è sempre un disegno di amore, dietro un nome c’è una vocazione: sentirsi chiamato per nome. Giovanni è un nome speciale, un dono della grazia di Dio, ma egli ha saputo davvero incarnare il nome come una missione, quella di preparare le vie del Signore. Ogni nome può essere una missione, poiché Dio ci ama da sempre, ci chiama e ci invia.

Quale può essere la risposta di un giovane oggi alla maniera del Battista?

Portare un nome proprio ci identifica, dice tanto di noi, ci fa sentire cercati e spesso voluti bene; alla chiamata ci si desta, non si può restare fermi, bisogna mettersi in gioco. Bando alla pigrizia, allora, al “tanto ci pensano gli altri”, al fatto che nulla può cambiare; si tratta di vincere le logiche della massa, di andare controcorrente, di riscoprire la propria identità, il proprio mandato di battezzati.

Di Giovanni si legge che vestisse in maniera essenziale e povera, che si cibasse di locuste e miele selvatico.
Un bel richiamo alla “povertà”, al non abusare più del necessario, al prendersi cura di sé senza cadere nel narcisismo, alla non ostentazione, alla misura anche nelle piccole cose.
Per star bene con se stessi e con gli altri oggi sembra necessario invece l’omologazione, l’uniformità, l’essere accessoriati, la notorietà, il portafoglio pieno, le mutande alla moda e ben in vista; al nostro Giovanni il Battista, che era uno che si distingueva dalla massa e non era certo folle, è bastato essere coerente nel vivere con quanto annunziava, libero nella consapevolezza dell’amore di Dio che veste i fiori dei campi e gli uccelli del cielo.

L’Avvento ci mostra Giovanni il Battista come altro modello per prepararsi al Natale, un esempio limpido e non facile, ma avvincente; egli rappresenta il coraggio profetico di guardare avanti con speranza, la forza della parola che non teme nulla se veritiera, la responsabilità della
testimonianza anche a costo della vita.

Un uomo, dunque, che ha dato la sua vita per la Verità, quella Verità che ci renderà sempre liberi. Abbiamo parlato del Precursore, del suo nome, della sua vocazione e missione, adesso bisogna pensare a tutti noi.

Marco Pappalardo

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