Di Suor Linda Pocher

Un libro tra le mani

Non si contano i dipinti, antichi e moderni, nei quali Maria è rappresentata con un libro in mano. L’immagine è talmente abituale, che non ci rendiamo conto di quanto sia curiosa. Quasi sicuramente, infatti, Maria non sapeva leggere. Il libro aperto tra le sue mani, però, esprime bene la sua famigliarità con le Scritture, che Ella sicuramente conosceva per averle ascoltate e meditate lungo tutta la sua vita, ogni sabato, nella sinagoga. Tuttavia, prima di essere un libro, e anche prima di diventare un uomo, la Parola di Dio era un dialogo.

E Dio disse «facciamo»

Se prendiamo in mano davvero il libro della Bibbia, alla prima pagina incontriamo la potenza creatrice della Parola di Dio (Gen 1). Tutto quello che Egli dice, infatti, subito diventa. Al momento di creare gli esseri umani, però, Dio cambia registro e usa, per la prima volta, un verbo al plurale: «facciamo». Secondo alcuni, quel plurale misterioso è la prima rivelazione della Trinità. Secondo altri il Creatore si rivolge qui ai lettori, dunque agli esseri umani, per invitarli a prendere parte attivamente alla sua azione creatrice. In ogni caso, ciò che non possiamo ignorare è che qui la Parola di Dio non è soltanto potenza creatrice. È anche, fin da subito, dialogo.

«Un aiuto che gli sia simile»

Forse per questo, nella pagina seguente, Dio dice che «non è bene che l’uomo sia solo» (Gen 2,18). Per poter somigliare davvero a quel Dio che parla e fa e dialoga, gli serve l’aiuto di un tu che gli stia davanti e che sia, come lui, capace di parola. Il primo compito della donna, dunque, sembra essere quello di aiutare l’uomo a parlare. E, in effetti, ogni essere umano che viene al mondo, le prime parole le sente e le impara ancor prima di nascere, quando, dall’interno del grembo, inizia ad ascoltare la voce della madre.

L’Ausiliatrice e l’arte di fare domande

Negli episodi evangelici che la riguardano, Maria stupisce per la sua capacità di esprimersi e di porre domande: all’annunciazione, al ritrovamento al Tempio di Gerusalemme, a Cana. Maria non teme di lasciar trapelare il suo vissuto e di porre e di porsi domande. Nella sua predicazione, anche Gesù si serve volentieri della pedagogia delle domande. Come non pensare, che Egli l’abbia appresa sulle ginocchia e tra le braccia di Maria sua Madre?

Anche nei sogni di don Bosco, d’altra parte, l’Ausiliatrice appare come una che accompagna ponendo domande, stimolando nel discepolo la capacità di ascolto, di osservazione e di riflessione, per aiutarlo ad affrontare il faticoso passaggio dal «chi sono» al «per chi sono».
Chiediamo anche per noi, nella sua festa, questo stesso dono:

Maria, maestra del dialogo,
insegnami ad aprirmi sempre più
all’incontro con Dio e con il prossimo;
Ausiliatrice dei giovani di ogni tempo,
suggerisci al mio cuore le domande giuste,
quelle che illuminano la strada da percorrere,
insieme ai fratelli e alle sorelle,
perché la vita, per tutti, sia piena di gioia e di speranza.
Amen.

 

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