“Ora, per onorare la presente festa [il Natale], che cosa possiamo trovare di più confacente, fra tutti i doni di Dio, se non la pace, quella pace, che fu annunziata la prima volta dal canto degli angeli alla nascita del Signore? La pace genera i figli di Dio, nutre l’amore, crea l’unione; essa è riposo dei beati, dimora dell’eternità. Suo proprio compito e suo beneficio particolare è di unire a Dio coloro che separa dal mondo del male.”
(San Leone Magno, Discorso 6 per il Natale)

Il nostro cammino è iniziato dall’albero del fico – simbolo biblico della pace messianica – e si conclude, con questo frammento del papa San Leone Magno, nel segno della pace, il dono annunziato per la prima volta da quelle schiere di angeli che chiamano i pastori all’umile grotta di Betlemme.

Certo, il Natale è da tutti riconosciuto come la solennità della concordia, della comunione: Isaia aveva profetizzato i tempi in cui “il germoglio di Iesse” sarebbe sorto e avrebbe inaugurato “l’anno di grazia del Signore”, ed oggi le sue parole si compiono. La nascita di Cristo è, nello stesso tempo, un evento nella Storia e un evento per la Storia: come fatto è accaduto in un passato remoto, ma come realtà diventa visibile nel memoriale della Chiesa. E qual è la dimensione perché il Natale sia vivo ed attuale ai nostri giorni?

È nella pace la continuità del mistero della Redenzione: pensiamo solo che l’annunzio degli angeli “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che Egli ama” diverrà il saluto del Risorto ai discepoli “Pace a voi!”.

Ma cosa vuol dire pace?

Non è semplicemente assenza di conflitti o di turbamenti interiori. È il compimento del Regno di Dio, delle nostre speranze, la riconciliazione tra il cielo e la terra, anzi è il Paradiso che si realizza in terra.

Sant’Ippolito sosteneva che Natale è la solennità della nostra “divinizzazione”: nello stesso momento in cui Cristo assume la nostra natura, in noi è instillato il germe della vita divina, che ci fa abitare nel mondo come santi, uniti al Signore in un solo spirito. Nella nascita di Gesù è reso evidente il perché della nostra gioia: il nostro Dio non è indifferente alla storia dell’uomo, non permette che i nostri giorni scorrano senza un senso. Non è il caso che governa in modo cieco le nostre vite, ma è la Provvidenza che guida il tempo, imprimendo una direzione di salvezza.

“Grande pace per chi ama la tua legge, nel suo cammino non trova inciampo” (Sal 119,165): è questa la certezza del cristiano, che vive nel tempo con gli occhi rivolti alle parole di vita eterna.

Il Regno di Dio si manifesta come il sì dell’uomo alla Parola “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6,5); in altre parole, “orienta te stesso all’incontro con Dio”.

E ciò non rimane un precetto sterile nella misura in cui la nascita di Gesù ha realizzato la riconciliazione tra noi e il Padre. Senza la venuta di Gesù nella nostra carne, queste parole sarebbero state impossibili da compiere:

San Paolo stesso mette in rilievo la nostra incapacità a realizzare il Bene e la Pace.

Ma il peccato che ci teneva prigionieri è stato distrutto da quel Bambino, che dalla grotta di Betlemme s’impone come il Principe della Pace e il Signore della Vita.

Rallegriamoci, esultiamo, s’innalzi il canto di lode! Il Regno di Dio è tra noi e il suo progresso non si ferma: a noi è data la possibilità di cooperarvi, di esserne partecipi, di incarnarlo nel quotidiano.

La santa Umiltà di Cristo ci ha donato la regalità, il trionfo: pur non avendo noi sostenuto la battaglia contro il male, godiamo dei frutti della vittoria!

Il centro del nostro essere cristiano è, pertanto, l’esortazione “diventa ciò che sei”:

Abbiamo la dignità di figli di Dio, non profaniamola tornando ai peccati; viviamo nel tempo redento, non sprechiamolo; davanti a noi sono posti le Parole della felicità, non lasciamoci sviare. Al tramonto della vita, giunti come i pastori alla grotta, presenteremo le nostre opere di misericordia e, nella meravigliosa contemplazione del Signore, ascolteremo le parole “Venite, benedetti del Padre mio”: il Regno di Dio che abbiamo pregustato nel quotidiano si compirà nell’eterna benedizione del cielo.

Lo Spirito Santo, il Consolatore, entri in noi e purifichi i nostri cuori, affinché possiamo contemplare la luce beatifica del Bambino, che scaccia le tenebre e apre uno scorcio di cielo attraverso cui traspare la Gloria di Dio.

Auguri di un Santo Natale!

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