Una festa di famiglia che abbraccia il mondo

Nel cuore della Salesianità, a Valdocco, siamo entrati nel vivo dei festeggiamenti per il bicentenario della nascita di Don Bosco.

Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio tutta la Famiglia Salesiana si è stretta attorno a Don Bosco: il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, e i Superiori generali e i Coordinatori dei trenta gruppi della Famiglia Salesiana, provenienti da tutto il mondo, si sono riuniti a Torino per «pregare attorno all’urna del fondatore e per studiare nuove strade per stare accanto ai giovani».

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Un evento storico senza precedenti annunciato da don Ángel durante la Commemorazione civile nazionale del bicentenario, che si è tenuta a Torino sabato 24 gennaio e a cui abbiamo partecipato insieme ad una significativa rappresentanza della Famiglia Salesiana: il Rettor Maggiore e Madre Yvonne Reungoat, i Consigli ispettoriali SdB e FMA d’Italia, il Consiglio Generale dei Cooperatori, gli Ex Allievi/e riuniti per celebrare Don Bosco, “l’uomo capace di vedere l’invisibile e di agire nel suo tempo con grande modernità”.

Un grazie corale, che abbiamo vissuto con grande emozione nei due momenti della giornata: la Messa solenne, presieduta dal Rettor Maggiore, nella Basilica di Maria Ausiliatrice e, nel pomeriggio, lo spettacolo-evento al Teatro Regio in “ringraziamento per quanti hanno continuato e continuano a far vivere un progetto educativo che perdura a duecento anni di distanza dalla nascita del santo sociale dei giovani”.

A celebrare Don Bosco sono saliti in molti sul palco del Teatro Regio: prima le autorità civili e religiose, a cominciare dalla nostra Madre Generale Yvonne Reungoat, che ha fatto gli onori di casa, a nome della Famiglia Salesiana, con parole significative: “Felici di festeggiare Don Bosco un educatore fantastico che ha avuto irradiazione in tutto il Piemonte, in Italia e nel mondo. Non si può essere buoni cristiani senza essere onesti cittadini. Oggi, sentiamo la responsabilità di essere noi Don Bosco”; dopo di lei l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, l’ispettore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta don Enrico Stasi, il sindaco della Città Metropolitana Piero Fassino, il Governatore della Regione Sergio Chiamparino, il Sottosegretario al Ministero del Lavoro Luigi Bobba e, attraverso un messaggio, il Presidente emerito Giorgio Napolitano, che ha definito un “patrimonio oggi più che mai prezioso” il “messaggio di amore ed entusiasmo per la vita” del fondatore dei salesiani.
Ma i veri protagonisti sono stati i giovani, che hanno saputo entusiasmare e coinvolgere il pubblico, sotto la guida del poliedrico conduttore Gigi Cotichella.

Lo spettacolo, dal titolo significativo: «Un amore moderno da 200 anni», ha affrontato cinque dimensioni del carisma salesiano: il sogno, la dignità del lavoro, la scuola, l’oratorio, la creatività, con l’aiuto di personaggi prestigiosi, tra cui gli attori Laura Curino ed Eugenio Allegri, il ballerino italo-argentino Gabriel Iturraspe, il polistrumentista Andrea Vanadia e il comico Giacomo Poretti, che ha ricordato la sua esperienza in oratorio, “un luogo fondamentale con una funzione sociale e formativa incredibile”.

Filo conduttore dell’evento era la domanda: «Dove sono gli adulti per i giovani?» a cui ha risposto, a conclusione dello spettacolo, don Ángel Fernandez Artime, intervistato dal direttore de La Stampa Mario Calabresi: “Don Bosco è un dono dello Spirito per la Chiesa e per il mondo; tutti hanno riconosciuto il valore della sua azione educativa e sociale e noi, come famiglia salesiana, vogliamo essere riconosciuti per il nostro amore per i giovani, e fra loro, gli esclusi, gli abbandonati, i più poveri… Noi siamo i suoi eredi con una grande responsabilità perché i giovani hanno ancora bisogno di noi, movimento di persone sempre in cammino, dalla periferia di Torino alle periferie esistenziali e geografiche del mondo… Ai giovani – ha concluso don Ángel – bisogna saper offrire l’opportunità di essere onesti cittadini e buoni cristiani e la prima sfida è capire com’è il mondo dei giovani e cosa vogliono perché è facile essere adulti lontano dai giovani”.

E agli adulti è stato affidato un impegno concreto: coinvolgere Enti pubblici e imprenditori, invitandoli ad assumere 200 giovani, simbolicamente uno per ogni anno trascorso dalla nascita di Don Bosco, prima della conclusione del bicentenario.

Una festa propositiva, culturale e sociale, una festa in perfetto stile salesiano, che ha cercato una risposta alla domanda: dove sono gli adulti?

«Là dove sono i giovani… così è incominciata l’avventura salesiana che oggi continua in 132 Paesi. I giovani sono il presente della società. Occupiamoci dei giovani un po’ più di ieri e un po’ meno di domani ma a partire da oggi»… perché il sogno di Don Bosco continui nel tempo!

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