di Andrea Miccichè

Dare to live: abbi il coraggio di vivere!

 

Alzi la mano chi è stato interpellato se volesse o meno nascere… Siamo stati catapultati nell’avventura della vita, senza il nostro consenso. Quante volte, di fronte alle difficoltà, ci chiediamo: “Perché proprio a me?” oppure, davanti a scelte difficili, vorremmo trovarci in tutt’altro luogo?

Invece, è nella prova quotidiana che si costruisce il nostro essere.

La virtù della fortezza è un costante richiamo al coraggio; non è la spavalderia o arroganza di chi pensa di bastare a sé stesso.

“Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”, profetizzava Geremia: credere di essere capaci di fare tutto da soli, è un inganno molto pericoloso.

È nella relazione, prima di tutto con Dio e poi con il prossimo, che sta la nostra potenza per resistere al Male, che si presenta come tentazione e come ingiustizia.

Fortezza, piuttosto, è consapevolezza che ci giochiamo l’unica cosa che possiamo dare veramente: la nostra vita!

La vita è la sfida più grande e c’è Chi ha scommesso tutto su ciascuno di noi: potranno le difficoltà o le paure fermarci, se abbiamo alle spalle il Signore, se crediamo sinceramente che nulla potrà separarci dall’Amore di Dio?

Mi si potrebbe rispondere: “Sono belle parole… ma i fatti le smentiscono facilmente”; citando don Abbondio, si dirà: “’Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.

Questo è il ragionamento di chi ha scelto la via dell’autosufficienza e, scontrandosi con la realtà della propria debolezza, cade nel burrone del pessimismo.

Eppure, in quel baratro, torna l’esortazione: “Abbi il coraggio di vivere”.

“Ma se tu vedessi l’uomo
Davanti al tuo portone
Che dorme avvolto in un cartone
Se tu ascoltassi il mondo una mattina
Senza il rumore della pioggia,
Tu che puoi creare con la tua voce,
Tu, pensi i pensieri della gente,
Poi, di Dio c’è solo Dio.”

Accorgersi, con occhi d’amore, del bisogno del fratello, è fortezza; ascoltare il grido del mondo sofferente, superando il rumore del proprio egoismo, è andare controcorrente; affermare che ogni vita è degna di essere vissuta, è coraggio; trovare nella sofferenza, dalla più piccola alla più grande, il senso dell’incontro decisivo con un Dio che è Padre, è virtù.

Siamo consapevoli che fare il bene non è indolore: ma neanche dare la vita lo è, anzi, è proprio da quel passaggio scaturisce la gioia vera.

Ci sia d’esempio Maria, la donna del Sabato Santo: ricordiamo che tra la sofferenza universale del Venerdì Santo e la gloria della Resurrezione vi è un giorno di attesa; disperazione o fiducia?
Nella Vergine, il “sì” è divenuto il punto più alto dell’umana fortezza!

 

 

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