di Stefano Stimamiglio
Ed. S. Paolo

E’ la storia di padre Georg, il gesuita conosciuto come l’interlocutore di Carlo Maria Martini nel libro Conversazioni notturne a Gerusalemme.

Questo libro è il racconto della sua vita, della sua dedizione ai bambini più poveri del nostro continente, del suo amore per gli ultimi e della sua passione inseparabile per Dio e per l’uomo.

Da anni vive in Romania tra bambini e ragazzi che hanno la loro dimora nei canali sotterranei della città. Sono poveri, senza famiglia.
Al momento del suo arrivo a Bucarest, alla Gara de Nord nel 1991, padre Georg, il gesuita austriaco, in compagnia di tre giovani collaboratori laici, li ha visti così “indossano vestiti lerci, puzzano, hanno lo sguardo perso. Chiedono da mangiare, qualche soldo. Molti di loro hanno in mano sacchetti di plastica con l’interno grigio, se lo portano con ritmo frenetico alla bocca respirandoci dentro. L’odore acre che emanano è impossibile da confondere: si tratta del famigerato
Aurolac. Il nome richiama l’inconfondibile marchio della fabbrica rumena che produce coloranti sintetici. I missionari ne hanno sentito parlare: è lo strumento più rapido ed economico per stordirsi dai morsi della fame e del freddo, che, in quell’autunno inoltrato comincia a farsi sentire”.

Padre Georg Sporschill non si è scoraggiato anche se, a volte si sente stanco, povero di forze e risorse interiori.

Ma poi gli basta sentire la preghiera che i bambini rivolgono per lui al Padre per sentirsi rincuorato: “Mio buon Dio- pregano- dona a lui forza e salute, accompagnalo in ogni passo. Possa essere con noi sempre allegro e, quando va a riposare, nessun assillo, nessun sospiro lo possa turbare. Sii in ogni tempo con lui, misericordioso Dio”.

Allora padre Georg va avanti con coraggio a credere ciò che recita il Talmud: “Chi salva una vita salva il mondo intero”.

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