Di Riccardo Vaccari

Leggere un libro della Spartaco edizioni è sempre sinonimo di originalità narrativa. Il prete ebreo di Mariastella Eisenberg non ha fatto eccezione.

È una storia triste quella di Simone, il nostro protagonista. Abbandonato subito dopo il parto dalla giovane madre, crescerà in un orfanotrofio prima di essere adottato.
Ancora bambino scoprirà di non essere figlio naturale dei propri genitori ma soprattutto vivrà come un trauma la sua condizione di diverso, in quanto ebreo. In parallelo con gli orrori dell’olocausto e delle leggi razziali vivremo la storia di un uomo alla ricerca delle proprie origini e di legami affettivi.

Una narrazione toccante quella dell’autrice, raccontata in prima persona. Una sorta di eredità epistolare lasciata in dono da Simone alla nipote, una volta scoperte le proprie origini.
Le ultime riflessioni di un uomo cui la vita ha negato di vivere l’esistenza che aveva ricevuto in sorte. Il rifugio in seminario, l’esser ordinato sacerdote seppur ebreo e la metamorfosi da prete a frate francescano, sempre alla ricerca di se stesso.  Leggendo nella sofferenza degli uomini la solitudine del cuore, invecchiando poco alla volta di pari passo con la mancanza di coloro con cui condividere parole e pensieri.

E mentre gli anni passano ed i capelli si imbiancano Simone capisce che la vera sofferenza è non amare ed essere amati per quello che si è.

Proprio quando si avrebbe più bisogno dello sguardo degli altri, del loro sorriso e di una parola. Pensieri e ricordi, preghiere di un vecchio bambino che meritava risposte. Che non ha mai smesso di abitare la speranza, di tendere alla meta che si era prefissato.

Un romanzo bellissimo, pervaso di una malinconica quiete. Un pò come il mare d’inverno. Da leggere.

Romanzo di narrativa, storico e religioso

 

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