Non devo essere di certo io a raccomandarvi di leggere questo bellissimo libro, L’Arminuta, già vincitore del premio Campiello. Ma se ancora non l’avete letto capirete il perché la giuria ha premiato la forza prorompente di queste pagine e di questa storia. È un libro pieno di sentimento, anche se leggendolo potrebbe sembrarvi proprio il contrario.

È la vicenda di una ragazzina che in un attimo ha perso tutto, che dovrà metabolizzare un doppio abbandono.

Una storia alla Piccolo Lord ma al contrario, dove l’egoismo e gli sbagli di cuori infatuati si ripercuotono su figli innocenti, con la presunzione di consolarli con l’onnipotenza del dio denaro.
La scrittura dell’autrice stringe il cuore, grazie ad una prosa emotiva che tocca le corde più sensibili del nostro sentimento. È la storia di due sorelle salvate dalla loro complicità, gettate all’improvviso in un mondo privo di qualsiasi forma d’affetto.
In un tempo dove la normalità non è l’idea di una madre, che manca come rifugio e certezza affettiva, ma un vuoto persistente che non si riesce a superare.
“Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure”. È vero, è una storia triste che rinasce dal coraggio come un’araba fenice dalla faccia sporca. Ma c’è talmente tanta forza nel raccontarla che le parole dell’autrice ti entrano dentro come un pugno. Di più, ti fanno prigioniero tra le ciglia…
Splendida lettura.

Genere: Romanzo di narrativa e storia italiana.

Riccardo Vaccari

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