Secondo romanzo che leggo di Eraldo Baldini, seconda bellissima esperienza narrativa. E secondo groppo in gola che mi viene al termine del libro…

Non avrei immaginato un tal finale a dire il vero, perché le prime 200 pagine della storia regalano tanta ilarità. Baldini dipinge ancora una volta personaggi folkloristici di un mondo prettamente rurale.

Ci racconta la campagna romagnola dei primi anni sessanta, di un’Italia ancora molto povera ma intrisa di semplicità ed antichi valori. È la storia di Gigi, ragazzino quasi undicenne, che vive il suo tempo sognando una nuova bicicletta e l’amore puro verso Allegra, sua coetanea. Pagina dopo pagina veniamo trasportati in un mondo fatto di ricordi e spassosi aneddoti. Di ingenua giovinezza e simpatica ignoranza. Usi e costumi di un’epoca che non c’è più e nemmeno troppo lontana.

Nel giro di poche pagine la trama vira però verso un finale inaspettato e drammatico. Spariscono certezze perché la povertà da sempre mina la spensieratezza. Gigi dovrà far fronte ad un grande dolore, alla perdita della pura innocenza, un epilogo narrativo struggente e commovente.

Dicono che il tempo lenisce le ferite dell’anima, non è vero. Permette solo di coprirle con leggeri strati di polvere, che a volte un piccolo refolo di vento riscopre in tutta la loro tristezza.

Leggetelo perché merita veramente.

Libro di narrativa, storico e sentimentale

Riccardo Vaccari

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