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L’unico rimedio per guarire e ricominciare da capo è l’amore.

Nek (Filippo Neviani) scatta un’istantanea del nostro mondo e poi arriva alla conclusione che Dio ha ragione: l’unico rimedio per guarire e ricominciare da capo è l’amore.

“Laici e credenti come me hanno lo stesso bisogno di trovare risposte in questa realtà culturale e politica sporcata da rabbia latente, declino dei valori e il “mors tua vita mea” come filosofia di vita. È un dialogo con Dio scritto con uno spirito laico, perché questi problemi hanno soluzioni valide universalmente: amore, rispetto per il prossimo e condivisione, perché da soli non bastiamo a noi stessi.” – Nek

Hey Dio

Avrei da chiederti anch’io,
Cos’è quest’onda di rabbia,
Che poi diventa follia,
Che c’è da stare nascosti,
Per evitare la scia,
Di questo tempo che ormai,
È il risultato di noi…

Hey Dio,
Vorrei sapere anche io,
Se questo mondo malato,
Può ancora essere mio,
E se il domani che arriva,
È molto peggio anche di così,
Ma infondo sai cosa c’è,
Hai ragione sempre te…

Che c’è bisogno d’amore,
È tutto quello che so,
Per un futuro migliore,
Per tutto quello che ho,
Per cominciare da capo e ritrovare una coscienza,
Per fare a pezzi con le parole questa indifferenza…

Hey Dio,
Permettimi di dire che qui,
È solo l’odio che fa notizia,
In ogni maledetto tg,
Non c’è più l’ombra di quel rispetto,
Il fatto è che sembra andar bene così,
Ma infondo sai cosa c’è,
Hai ragione sempre te…

Che c’è bisogno d’amore,
È tutto quello che so,
Per un futuro migliore,
Per tutto quello che ho,
Per cominciare da capo e ritrovare una coscienza,
Per fare a pezzi con le parole questa indifferenza…

E dopotutto sai,
Che sono quello di sempre,
Che non potrei stare fermo mai,
D’avanti a un mucchio di niente…

In qualche angolo c’è,
Chi la pensa come me…

Che c’è bisogno d’amore,
È tutto quello che so,
Per un futuro migliore,
Per ogni cosa che ho,
E per sentirmi più vivo,
Io voglio cominciare da qui,
L’amore è il vero motivo,
Per essere più liberi…

nek-fatti-avanti-amore-prima-di-parlare-youtube

Nek si confessa: la morte del padre, la fede, la crisi coniugale…

Di Massimo Gatto

«Una stella di giorno / non si vede ma c’è / E nel buio di notte / anche il cielo è / Invisibile» canta Filippo Neviani, pardon Nek, tra i solchi nel nuovo album Prima di parlare mettendo a nudo un senso profondo, perché «la fede e l’anima non sono visibili, ma nessuno può negare la loro esistenza e importanza così come nessuno può negare quell’amore che dovrebbe regolare il comportamento di tutti gli abitanti di questo nostro mondo».

Pubblichiamo alcune interessanti risposte di Nek sulla sua fede che ci aiutano a comprendere meglio il suo pensiero spirituale.
I testi sono estratti da un’intervista apparsa su Avvenire il 3 marzo 2015.

Oltre ad “Invisibile” in “Prima di parlare” ci sono canzoni particolari?

«Una canzone Credere Amare Resistere fa riferimento all’Associazione Voa Voa!, una Onlus costituita da Guido e Caterina De Barros, genitori di Sofia, bimba affetta da una terrificante malattia neurodegenerativa, per aiutare famiglie che si trovano nella loro situazione ad avere un adeguato supporto morale, legale, fisico. Sono organismi come questo o come quella Associazione Nuovi Orizzonti che ha supportato il mio cammino di fede, ad alleggerirti, per quanto possibile, il peso della vita».

La fede che peso ha in tutto questo?

«Prima ero un po’ tiepido con Dio, mentre ora provo sempre più il bisogno di non sentirmi solo. Il mio rapporto con la religione è un cammino continuo; un continuo conoscere, conoscersi, accettarsi, capire i propri limiti. A volte ci si riesce, altre no, si cade, ci si rialza, ma l’importante è andare avanti. Per capire il posto che la fede occupa nella mia vita non mi sono limitato a leggere il Vangelo, ma ho voluto toccare con mano; sono andato a Medjugore, ma pure nelle comunità per capire perché una persona che magari ha smarrito la sua dignità la ritrova attraverso un’esperienza di fede».

La famiglia è stato il suo centro di gravità anche nei momenti più difficili.

«Dopo vent’anni di vita assieme qualche incomprensione può arrivare. Poi  la nascita della piccola Beatrice, con tutte le criticità che un evento così importante a volte comporta, ha rischiato di allontanarmi da mia moglie Patrizia. Grazie al cielo fra noi è bastato uno sguardo per capire l’abisso che si stava aprendo e siamo tornati indietro».

Un prova dura.

«Il dolore è forse l’unica cosa che ti fa capire cos’è utile e cosa è futile. Tre anni fa, ad esempio, ho perso mio padre Cesare; dopo due anni e mezzo di sofferenza, ho visto l’eroe della mia vita spegnersi piano piano. Una parte di me ha pianto quel vuoto, mentre l’altra attraverso la fede ha accettato la condizione; non l’ha subita, non ne ha fatta una colpa al mondo, ma ha cercato di reagire. Anche se in certe situazioni è tutt’altro che facile».

Estratto da un’intervista apparsa su Avvenire il 3 marzo 2015

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