Non abbiate paura

Coraggio… Non abbiate paura!
(Mt 14,27)

Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucarestia, venne ucciso Monsignor Romero Vescovo di San Salvador. La celebrazione annuale di una Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, il 24 marzo, prende ispirazione da quell’evento e diventa occasione per fare memoria di quanti, lungo i secoli, hanno dato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo. Per questa 25esima Giornata in memoria dei missionari martiri, la Fondazione “Missio” ha scelto lo slogan: “NON ABBIATE PAURA”.
Ci pare importante, nella nostra lettura mensile della Evangelii Gaudium, prendere spunto da questo evento e scorgere cosa suggerisce l’Esortazione Apostolica in tema di martirio. Sin dalle prime pagine del testo si coglie forte l’Evangelizzazione come invito che Gesù fa a tutti noi e, ancor più, nell’evangelizzare la testimonianza è fondamentale, fino al punto, se necessario, di essere estrema.

L’evangelizzazione obbedisce al mandato missionario di Gesù: « andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato  (Mt 28,19-20). In questi versetti si presenta il momento in cui il Risorto invia i suoi a predicare il Vangelo in ogni tempo e in ogni luogo, in modo che la fede in Lui si diffonda in ogni angolo della terra (EG 19).

Interessante è il commento che Alex Zappalà, collaboratore della Fondazione Missio, propone per spiegare lo slogan. “Non abbiate paura” – dice – è la frase che Gesù Risorto ripete tutte le volte che si mostra ai suoi discepoli. Un invito che aiuta ad affrontare momenti bui, difficili, di persecuzione, sapendo che il Signore è sempre accanto ad ognuno di noi. E dovendo immaginare la vita di un martire nei momenti prima del proprio martirio, ci piace credere che questa frase sia quella che si sentono più spesso dire da Gesù che li accompagna fino all’estremo della loro testimonianza. Nella Esortazione EG il termine martirio compare una sola volta al numero 24, quando parla della “chiesa in uscita”.

La comunità evangelizzatrice è sempre attenta ai frutti, perché il Signore la vuole feconda. Si prende cura del grano e non perde la pace a causa della zizzania. Il seminatore, quando vede spuntare la zizzania in mezzo al grano, non ha reazioni lamentose né allarmiste. Trova il modo per far sì che la Parola si incarni in una situazione concreta e dia frutti di vita nuova, benché apparentemente siano imperfetti o incompiuti. Il discepolo sa offrire la vita intera e giocarla fino al martirio come testimonianza di Gesù Cristo, però il suo sogno non è riempirsi di nemici, ma piuttosto che la Parola venga accolta e manifesti la sua potenza liberatrice e rinnovatrice. (EG 24)

Papa Francesco ci ricorda spesso quanto sia fondamentale non lasciarci rubare la speranza e dunque, il “Non abbiate paura” rivolto alla comunità cristiana, non è uno slogan che ci riduce a sottovalutare il rischio, bensì ci orienta alla sana consapevolezza che l’umanità non è così corrotta; che nel nostro evangelizzare non incontriamo solo nemici, ma che c’è ancora margine di speranza per ripartire e fare cose nuove. In quest’ottica ogni cristiano e ancor più, ogni comunità cristiana è chiamata ad “uscire” con coraggio, come ci suggerisce il Papa.

Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria.
Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo (EG 20).

Il miracolo di un martire, in fondo, è proprio questo: continuare a pensare e a sperare di avere di fronte amici e fratelli e non potenziali carnefici, anche quando questo poi accade.
Il senso profondo del “non abbiate paura” emerge in molte pagine della EG sebbene l’espressione letterale non compare mai nel testo.

Termino con tre passaggi nella EG che ci forniscono una semplice ed efficace “definizione” di come siamo chiamati ad essere evangelizzatori.
Li troviamo tutti nel Capitolo quinto della EG, dove il Papa ci esorta ad essere “Evangelizzatori con Spirito”, cioè “che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo” (EG 259). E questo “significa evangelizzatori che pregano e lavorano” (EG 262). Francesco prosegue e con grande capacità di rileggere, nella storia, l’agire umano, ci dice:

È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti.
Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca. A tale scopo vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni (EG 263).

Dunque non abbiamo paura di raccogliere le nuove sfide; di essere comunità evangelizzatrici che, se anche talvolta vivono come pecore in mezzo ai lupi, non perdono quella gioia e quel coraggio che pure sperimentarono i primi cristiani, i quali anche loro non trovarono sempre ambienti ospitali e pronti ad accogliere il Vangelo.
E nella fatica taluni non resistettero e si lasciarono prendere dalla paura, dall’egoismo, dalla malsana ricerca di sé… Anche noi, come loro, come i cristiani di sempre, dobbiamo fare i conti con tutto questo e l’antidoto potente per superare queste difficoltà rimane la preghiera e l’insegnamento dei santi. La loro vita è esemplare, non perché non furono deboli, bensì perché seppero consegnare la loro debolezza a Gesù e di Lui furono testimoni fedeli, alcuni fino al martirio.
È bello e confortante sapere che la testimonianza esemplare di molti cristiani anche oggi rende viva e feconda la Chiesa.
Ciò accade in molte comunità cristiane sparse per il mondo e forse anche nella nostra.

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