CASA FAMIGLIA

PREMESSA

Con le “Case Famiglia – Comunità Educative Residenziali” ci rivolgiamo ai ragazzi e alle ragazze di Don Bosco e Madre Mazzarello nel mondo contemporaneo nello stile del Sistema Preventivo dell’accoglienza e della condivisione di loro e con loro.

Esse comprendono una molteplicità di strutture con qualità e diversità proprie finalizzate a:

  • offrire al Minore che ne ha bisogno perché allontanato dal nucleo familiare, un ambiente di accoglienza a dimensione familiare in linea con le leggi vigenti;
  • assicurargli vitto, alloggio e tutela;
  • accompagnarlo attraverso la scuola dell’obbligo fino ad un autonomo inserimento nel mondo del lavoro, anche dopo ilcompimento della maggiore età;
  • mantenere rapporti con la famiglia e con gli Enti pubblici interessati attenti a favorire la risoluzione dei motivi che hanno portato all’affido;
  • inserirlo nelle strutture ricreative e socializzanti operanti nell’ambiente, nella comunità parrocchiale o nel territorio.

Contemporaneamente, ci si propone di diffondere la cultura dell’accoglienza e promuove forme diverse di volontariato e collaborazione.

 

A livello regionale la legge di riferimento è la L. 3/2008 che ha come finalità quella di “promuovere condizioni di benessere ed inclusione sociale della persona, della famiglia e della comunità e di prevenire, rimuovere o ridurre situazioni di disagio dovute a condizioni economiche, psicofisiche o sociali, disciplina la rete delle unità di offerta sociali e sociosanitarie”.

Attualmente è presente sul territorio della nostra Ispettoria una sola realtà di Casa famiglia: la Fondazione ‘Martinetti Lega del Bene’ di Pavia che gestisce 7 Comunità educative residenziali per minori e 2 alloggi per l’autonomia autorizzate al funzionamento dagli Enti preposti nel 2001.

 

VISIONE E MISSIONE

Nel pensiero dei nostri Fondatori, la Comunità è il luogo privilegiato perché un ragazzo, una ragazza, anche caricati del peso di concreti fallimenti degli adulti, possono confrontarsi con ‘altri’ modelli. È un contesto dove la connotazione pedagogica prevale su ogni altra dimensione, dove l’educatore si veste di umiltà, riconosce i suoi limiti, collabora con l’equipe – Figlie di Maria Ausiliatrice e laici – come lui imperfetti, alla realizzazione di un progetto complessivo, si confronta con altri Servizi. In tale contesto ogni intervento è orientato alla rigenerazione della persona, non all’assistenzialismo, al “prendersi cura” e non solo “curare”. 

La forza educativa è costituita dall’assenza di ricette standard e magiche medicine in grado di “far guarire”. Con la presenza dell’Educatore (= assistenza salesiana) e il rapporto con il gruppo, attraverso l’uso della parola, l’ascolto attivo e strumenti consegnati nelle mani del ragazzo che può fare e sa fare, ognuno viene accompagnato nella crescita per diventare un “adulto capace”.

 

DESTINATARI

Sono bambini/ragazzi segnalati dal Servizio Sociale, maschi e femmine, italiani e stranieri che hanno necessità di trovare accoglienza fuori dalla famiglia di origine. 

L’età d’ingresso è compresa fra i 6 e i 13 anni, inseriti nei diversi appartamenti secondo l’età.   

Qualora il progetto individuale lo richieda, viene offerta la possibilità di proseguire il percorso oltre la maggiore età, nella prospettiva di raggiungere una completa autonomia di vita.

 

SCELTE OPERATIVE

Le scelte operative della casa-famiglia si rifanno direttamente all’opzione di stare e operare con e per i ragazzi secondo lo stile educativo di Don Bosco, il Sistema Preventivo. Esse si traducono in alcune ‘parole chiave’ che caratterizzano la relazione educativa e che permeano il vissuto relazionale della Comunità: accoglienza del ragazzo e conoscenza della sua storia personale, valorizzando quanto appreso dagli altri Servizi; convivenza, che si traduce nell’offrire possibilità di condividere gli affetti, di trasmettere ciò che si è, in un clima di famiglia. Mediazione, lo stimolare ed accompagnare il giovane nell’acquisire fiducia in se stesso favorendo il vivere la comunità da protagonista e crescendo nella responsabilità personale, attraverso una micropedagogia che lo porti al raggiungimento di obiettivi concreti, sempre più alti, e al potenziamento dell’autoefficacia.

 

C’è poi la scelta della formazione del personale, religioso e laico, secondo il metodo della “ricerca-azione” e cioè la valorizzazione, nell’esperienza quotidiana, dell’esperienza di altri, di studi fatti da altri: il riconoscersi protagonisti del processo formativo. Questo circolo virtuoso ci porta a non sentirci mai arrivati ma piuttosto sempre in crescita. La formazione richiede anche tempi di studio personale, di confronto, di messa in discussione della propria esperienza.

Una terza scelta riguarda la valorizzazione di quanto può promuovere accoglienza del diverso da sé. In questo orizzonte va letta la promozione del volontariato come esperienza di decentramento da sé, di esercizio delle proprie potenzialità umane verso altri soggetti; integrare gli spazi tradizionali (offline) con spazi digitali (online e web).

 

LAVORO DI RETE

In relazione al territorio, la Comunità attua e mantiene rapporti di collaborazione con i Servizi (Servizi Sociali, Tribunale dei minori, ASL) e le altre agenzie educative presenti (Scuola, Centri di formazione professionale, Associazioni sportive, Oratori, ecc.). Cura i rapporti con i Volontari e le famiglie che l’avvicinano. In dialogo con il Consultorio e i Servizi coinvolti in progetti di affido e di adozione, accompagna le famiglie che accolgono un bambino/ragazzo della Comunità.

 

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