Liceo Don Bosco di Catania: da compagni di scuola a compagnia teatrale

 «Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi»!
Mentre “Il piccolo principe” arriva al Festival di Cannes, contemporaneamente va in scena grazie ad un recital frutto del Laboratorio di Teatro, Danza, Canto del Liceo Don Bosco di Catania.

Un percorso pomeridiano, iniziato a novembre, ha portato un gruppo di adolescenti, dal terzo al quinto anno, a diventare una piccola grande compagnia teatrale, guidata da due professori, animata da altrettanti giovani del CGS Miaramandeha, sostenuta da colleghi e amici. All’inizio del cammino ciascuno di loro era come il protagonista della storia di Saint-Exupéry: spaesato, in cerca di qualcuno o di qualcosa, meravigliato, attratto da più cose. Poi l’immersione nel storia, in un viaggio culturale, umano, spirituale e artistico che, settimana per settimana e capitolo per capitolo, ha fatto crescere gli studenti e prendere consapevolezza di sé e degli altri. È stato un costante “addomesticarsi” a vicenda, scoprendo che l’altro non è un ostacolo al mio successo bensì una risorsa per diventare migliori insieme. Così è accaduto, tanto che non è stato difficile neppure assegnare le parti, poiché tra loro avevano già individuato chi avesse le caratteristiche per i diversi personaggi.

Mentre i talent show costruiscono tutto sulla competizione, questi giovani talenti sono riusciti a vincere sulla scena grazie alla fraternità e alla condivisione.

Hanno costruito tutto loro, con la supervisione discreta dei prof. e degli esperti, dalle canzoni inserite nel testo alle coreografie, dai costumi alla scenografia, interpretando i ruoli come fossero un abito indossato da sempre. È stato bello vederli crescere, passo dopo passo, scoprire qualità nascoste nello ore scolastiche ma esplose sul palcoscenico che, poi, non è così lontano dalla vita a volte. Dunque, è come se ognuno di loro avesse trovato la propria “rosa”, quel fiore unico al mondo, a cui attaccare il cuore e di cui prendersi cura, superando la paura di esporsi, la timidezza, il timore di essere inadeguati o non accettati.

Hanno volato alto e, quando c’è stata qualche caduta, è stata simile a quella dell’aviatore del racconto, cioè una caduta provvidenziale in cui il deserto si è trasformato, grazie ad un incontro speciale, in un luogo di ristoro per l’anima. Tutti ne hanno goduto, non solo i giovani artisti e i loro maestri, ma i tanti compagni di scuola, le famiglie e gli amici che li hanno ammirati a teatro; sì, perché il teatro porta in scena la vita e coinvolge al tempo stessa la vita dello spettatore tanto che ciascuno ha potuto ritrovarsi nei vari e originali personaggi della storia.

E ogni vita è bella e buona se è spesa per gli altri, così “La compagnia del piccolo principe” – lungi dall’essere ammirata invano come il Vanitoso incontrato su uno dei pianeti – mette in scena il recital pure presso un Istituto Penale per Minorenni. Sarà un modo per fare del teatro un’occasione di catarsi, per uscire dalle logiche degli applausi facili, per far volare chi in questo momento ha le ali tarpate avendo commesso uno sbaglio, per testimoniare che è sempre possibile trovare una fonte d’acqua nel deserto dello sconforto e dell’isolamento. “Il piccolo principe” è una storia scritta per gli adulti, o meglio, per tutti quegli adulti che si sentono grandi e seri; perché riscoprano “l’essenziale invisibile agli occhi”, ci vogliono dei “piccoli principi” o anche delle simpatiche volpi che li stupiscano e li addomestichino.

Marco Pappalardo

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