L’album del cuore di un viaggio d’istruzione

“Una visita d’istruzione speciale per dimostrare il bellissimo rapporto che ognuno di voi ha con noi studenti, che i veri professori non stanno solo dietro una cattedra, che i momenti più belli, a scuola, sono con e grazie a voi”.

Sono le semplici e spontanee parole di C., studentessa di liceo, durante una gita scolastica, che ispirano questi pensieri di prof.
Lunga la preparazione, intensi i giorni sul posto, però in prospettiva c’è sempre il “dopo” che diviene “oggi” e “domani”. Portiamo a casa un album di fotografie nella memoria da sfogliare non per amarcord, ma perché evocano un valore per il presente: volti, scene, paesaggi, da un lato, dall’altro emozioni, desideri, ricordi. Rivedo i ragazzi il giorno della partenza, puntuali e qualcuno in anticipo come mai a scuola, mentre si confrontano sui vestiti portati e il peso del bagaglio, ascoltano distratti le raccomandazioni dei genitori, fanno i conti di quanto potranno spendere.

Rivedo i parenti che ti affidano un tesoro e salutano come si faceva un tempo in partenza per un lunghissimo viaggio. Rivedo i primi passi una volta arrivati, il guardarsi intorno e le classiche domande “a che ora mangiamo” e “quando andiamo in albergo”?
Rivedo le prime camminate insieme che non sono diverse dalle ultime; già la truppa è schierata lungamente sul marciapiede secondo un ordine spontaneo ma costante: se guardi avanti e dietro sei certo di trovar sempre gli stessi studenti. Rivedo il tour con la guida: il gruppo dei fedelissimi non si stacca mai e fa domande, il gruppo di chi è attento occasionalmente, quello dei distratti in ogni caso, quello di chi ad ogni tappa si siede dovunque stanco morto.

Rivedo il magico momento del tempo libero in cui rivivono gli “stanchi morti”, si riacquistano forze impensate prima, si destano gli animi di tutti tanto da non fare quasi in tempo a dare gli avvisi che già sono metri e metri lontani da te! Rivedo i pasti: chi mangia qualunque cosa, chi mangerebbe pure il compagno, chi non prende quasi nulla perché non l’ha cucinato la madre, e poi gli immancabili seguaci dei fast food, che mangiano prima con tutto il gruppo e dopo in questi santuari del cibo.
Rivedo il passaggio al supermercato: con i genitori ormai difficilmente si frequenta, ma in gita si riscopre la meraviglia di quando si andava da piccoli e così si compra di tutto accertandosi che sia molto dolce o molto salato, abbondante e assortito. Rivedo il ritorno dallo shopping, un tempo che non basta mai, le mani piene di buste – tutti hanno comprato nello stesso negozio – e le rituali domande: “quando avremo un altro momento come questo?”, “cosa ha comprato prof?”, “tu quanto hai speso e quanti soldi ti rimangono?”.

Che dire del solito studente che, nonostante l’avviso ripetuto, dimentica sul bus di rientro, quanto ha comprato?
Rivedo l’albergo, le continue entrate e uscite dalle camere, le corse nei corridoi, il bussare frenetico, le stanze con i vestiti ovunque e i bagagli esplosi. Rivedo a colazione i volti assonnati e in quel momento sei quasi mamma e papà, nell’aria c’è una familiarità piacevole e naturale. Rivedo il tempo del relax, quando si parla del più e del meno, ed anche il meno è ugualmente il massimo per i contenuti ricchi del racconto di vita, della progettualità, della condivisione libera, del confronto schietto, della confidenza preziosa e delicata.
Rivedo lo stupore, l’attenzione, la partecipazione del cuore dinanzi ai bei paesaggi, ai grandi monumenti, alle opere vista prima solo sui libri, al confronto con altre culture.

Alla fine dell’album della memoria – come una dedica – c’è un sms di G. che può farci dire che ogni visita di istruzione inizia quando finisce: “Grazie perché con voi si è sempre a casa. Porterò questa settimana in vostra compagnia nel cuore come firma di una nuova e formativa esperienza di vita”.

Marco Pappalardo

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