Per l’Università: persone non classifiche!    

In questo periodo ricevo molte telefonate e vedo foto sui social network di ex allievi con la testa coronata dell’alloro di laurea.

Sono tanti, ogni giorno più d’uno che mi racconta la sua gioia. Li sento al telefono “dottoresse e dottori”, li vedo fotografati “togati”, li penso come erano solo pochi anni fa a scuola, la maggior parte di loro laureatasi, tra triennale e specialistica, nel pieno rispetto dei tempi. Non c’è nostalgia, c’è gioia!

Tutte le volte che è possibile, mi impegno a partecipare alla seduta, ma non tutti sono nella mia città, spesso lontani dalla nostra terra.
È un tempo in cui si dibatte sull’ipotesi di dare valore alla laurea a seconda dell’ateneo frequentato e vengono pubblicate le classifiche delle migliori e peggiori facoltà.

Così, mentre certi “adulti importanti” ripropongo storie vecchie, i nostri giovani valenti studenti raggiungono con successo i propri obiettivi in barba ai discorsi già sentiti dei primi. Mentre gli stessi responsabili dello sfacelo universitario si lamentano come se non c’entrassero nulla ed emettono proclami, mentre alcuni politici non laureati pontificano sul tema, ci sono studenti che hanno fatto il proprio dovere, investito energie e denaro, affrontato le difficoltà, ne sono usciti vincitori e sicuramente migliori.

Non sono di serie A o di serie B, sono laureati e basta! I giovani, ancora una volta, dimostrano che la realtà è un’altra cosa rispetto all’idea e che, proprio partendo dalla realtà, è possibile cambiare se non ci si piange addosso e se non si generalizza.

E i docenti? Anch’essi non sono di serie A o B, sono persone che svolgono il proprio lavoro bene, mediocremente o male così come in tutte le professioni senza distinzione geografica. Alcuni di essi sono competenti e di grande valore, insegnanti ed educatori veri, altri sembrano occupare le cattedre per caso, per fortuna, per parentopoli, per baronie; il vantaggio è che le due categorie si distinguono immediatamente e si riconoscono al primo incontro, alla prima lezione, al primo avviso di lezione sospesa messo per tempo o mai pubblicato.

Grazie ai primi, gli studenti crescono e si arricchiscono, a causa dei secondi soffrono, si disamorano, perdono tempo.
Tutti sanno chi sono i migliori, tutti sanno chi sono i peggiori, tranne – a quanto pare – chi dovrebbe controllare o chi può fare delle scelte per cambiare.

Così, come al solito, chi può andarci di mezzo? Naturalmente gli studenti, magari facendo diventare legge l’idea bislacca di dar peso ai laureati di un ateneo anziché di un altro, come se la colpa fosse di chi studia.

Certo, in effetti, dopo questa proposta ci viene in mente di sapere quale università è stata frequentata da chi l’ha proposta, almeno così avremmo già quella da mettere all’ultimo posto!

Comunque, carissime e carissimi laureati di questa sessione, godetevi questo piccolo grande sogno realizzato, festeggiate sobriamente, condividete la gioia, rilassatevi quanto basta, e riprendete poi a progettare per la vostra vita. Coraggio!

 

Marco Pappalardo

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