Studenti che diventano insegnanti dei più piccoli

In queste settimane ad ogni classe della mia scuola è stata data l’opportunità di fare un’attività di volontariato

Fare un’attività di volontariato prendendosi cura per un paio di ore nel pomeriggio dei bambini di un quartiere difficile della città, accolti dalla casa salesiana de La Salette giornalmente per il doposcuola gratuito, il sano svago e la formazione umana e spirituale.

Le due ore sono state preparate prima a scuola e la mattina stessa sul posto perché non fosse una “toccata e fuga”, bensì un’occasione per realizzare insieme qualcosa comprendendola il più possibile nel profondo, portando gli studenti a domandarsi “chi sono io nel mondo e in questa società?”, come gestisco il mio tempo libero e come posso valorizzarlo facendolo in parte diventare “a favore di…”?

Così, la scuola in quei giorni è stata un’esperienza unica, un crescere “per” e “con”, una sorta di classe capovolta in cui chi è allievo diventa maestro imparando allo stesso tempo tantissimo dalla semplicità e dalla trasparenza dei bambini. Non sono mancati i timori in partenza come nel caso di chi candidamente affermava “se non sono capace io di studiare da solo, come farò ad aiutare gli altri?” oppure “ci vuole chi aiuta me invece, che ci faccio qui?”. Timori passati non appena le aule si sono riempite di questi piccoli dalla prima elementare alle medie, curiosi di conoscere nuovi “maestri”, pronti con libri e quaderni, con più o meno voglia di fare i compiti per casa, ma contenti della novità trovata.

Che piacere per noi docenti vedere i nostri alunni in mezzo a due o tre bambini tra una tabellina e l’altra, una lettura ed un copiato, gli aggettivi e le sottrazioni, un sorriso ed uno sguardo un po’ serioso per richiamarli all’impegno; che gioia osservare i più “agitati” tra i nostri trasformarsi in modelli per gli altri, magari invitandoli a restare seduti, a sedersi bene, a non perdere tempo, a spiegare il perché dello studio; che bello passare in quelle aule e vedere questi “fratelli e sorelle maggiori” farsi carico della difficoltà, spesso anche gravi, di alcuni, incoraggiando sempre e cercando tutte le vie possibili perché quelle ore fossero proficue; che gran risultato quando i nostri “timorosi” hanno dedicato più del tempo previsto per far ultimare lo studio ai più lenti, a quelli con più compiti, senza guardare l’orologio come invece accade nelle classi.

È stato ogni volta un vero giorno di scuola, ore intense di apprendimento, pagine e pagine di studio sul libro della vita, le cui verifiche positive possono essere riassunte in frasi come queste pronunciate alla fine dell’esperienza: “Non avrei mai pensato di essere tanto utile a qualcuno” o “Penso che da stasera comincerò a studiare in modo diverso e con interesse nuovo” oppure “Oggi ho ricevuto in poche ore tutto quello che il mio cuore desiderava e pensava di trovare altrove”.

La vera sorpresa, però, è stata un’altra; due giorni dopo una delle ragazze durante la ricreazione mi ferma e mi dice: «Prof, l’ho cercata per dirle che ieri pomeriggio sono ritornata da sola ad aiutare quei bambini e mi impegnerò a farlo ogni settimana tutto l’anno!».

Marco Pappalardo

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