The Floating Piers

da | 5 Lug 2016 | Educatori e docenti

Diamo inizio a una nuova rubrica, La bellezza salverà il mondo che, attraverso racconti di esperienze di arte “toccata con mano” ci aiuteranno a cogliere il Bello, il Buono e il Vero di cui sono tappezzate le trame del nostro quotidiano.
sr Elisa

FMA-floatingpiers

The Floating Piers

Si fa presto a dire #operad’arte, ma chi ci pensa a cosa serva l’arte, a come si realizza, a cosa mette in moto nel cuore e nella testa dell’artista e dello spettatore, al gallerista che dovrà valorizzarla, al museo che dovrà accoglierla, all’editore che la dovrà inserire e commentare nel volume più fedelmente possibile…?

Noi a vedere questo grande intervento di land art e contemporaneamente performance artistica, ci siamo andati con amici e famiglia, e posso dire con semplicità che abbiamo toccato con mano (anche il piccolino di due anni) che l’arte viene dall’uomo e torna all’uomo, non è elemento di archivistica o di biblioteca dimenticata, non è una speculazione, è vita.

E lo possiamo dire perché ci ha toccato e coinvolto fortemente la vita per un giorno, e ci ha cambiato la “domenica qualunque” tutto sommato senza grandissimi effetti speciali.

Ha catturato la nostra curiosità: camminare sulle acque e farci camminare altri e, diciamolo, il nome dell’autore abbinato all’opera ha un suo perché non trascurabile. Ci ha preso il pensiero già da giorni come una sorta di pellegrinaggio, ci siamo dovuti organizzare bene per affrontarla e viverla al meglio, e l’autore ha fatto lo stesso per permetterci di effettuare questa esperienza. Ci ha colpito la praticità non scontata dei “galleristi” ovvero gli organizzatori di un’opera en plein air, la cortesia degli assistenti e dei custodi della sicurezza, l’attesa e lo stupore di chi fruiva quest’opera accanto a noi nella fiumana di gente. Christo ha pagato di persona il biglietto, gli abitanti della location-museo hanno saputo accogliere e dirigere e appassionare anche sotto il sole cocente migliaia di visitatori.

Noi abbiamo camminato a piedi nudi, toccato, calpestato, corso, saltellato e ho persino fatto una capriola sulla passerella dorata dal sole, l’abbiamo vissuta, sentita. Montisola è stata la meta, il fondale del film, il profumo della terra e la frescura dei cunicoli che ci ha permesso di spezzare il percorso; un percorso che mostra che l’arte non è roba di nicchia: persino mia figlia di 5 anni ha percorso tutto a piedi da sola, perché l’arte, se è fatta bene, resa fruibile per tutti e creata con buone intenzioni, dà adrenalina ed emozione. È stato come assistere ad un miracolo davvero, il miracolo dell’arte che nasce dalla collaborazione di chi giorno e notte ha lavorato a pulizia, assistenza e manutenzione, il miracolo del bello che attrae tanta gente se è ben pubblicizzato e ben offerto, il miracolo dell’esperienza che tocca dal più piccolo in passeggino, all’adulto che ha fatto 3-4 ore di coda senza troppe lamentele, all’anziano dalle gambe stanche che ha percorso solo una parte di passerella e solo nelle ore meno calde. Per me, se un artista tocca così tante vite così in profondità e così in concreto anche per poco tempo beh… ha creato qualcosa che vale molto. Quando i miei figli mi chiederanno cos’è arte, saprò fargli un esempio che hanno vissuto sulla loro pelle. Senza dar troppo peso ad alcune polemiche, forse anche in parte giuste e fondate, ma tutto sommato si tratta solo di un pavimento galleggiante messo lì per un po’; chi non ha niente a che spartire con il senso del ruvido, del frusciante, del colore, del vuoto di vento, del rovente, del cielo, delle onde, del viottolo, delle reti, delle chiacchiere, del percorso, dello stare insieme, quest’opera d’arte non l’ha capita o apprezzata.

Simona-Carli

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