Discernimento e sequela

da | 31 Ott 2016 | La buona parola

“Hai un compito, anima mia,
un grande compito, se vuoi.
Scruta seriamente te stessa,
il tuo essere, il tuo destino;
donde vieni e dove dovrai posarti;
cerca di conoscere se è vita quella che vivi
o se c’è qualcosa di più.”

(San Gregorio di Nazianzo, Poesie storiche)

San Gregorio di Nazianzo

Dopo la meditazione sulla preghiera, siamo introdotti da questo testo di San Gregorio di Nazianzo nell’arte del discernimento interiore.

La giovinezza è il momento delle grandi domande, delle grandi scelte, dei grandi progetti: ogni momento è buono per fermarsi e riflettere, ponderando gli aspetti positivi e quelli negativi.

Il nostro spirito è sempre sballottato da una parte o dall’altra, ma forse rimane in secondo piano la vera domanda, che ci suggerisce il Padre della Chiesa: “cerca di conoscere se è vita quella che vivi”.

Certamente tutti siamo consapevoli di esistere: in qualche parte del mondo c’è un io, una persona, un soggetto irripetibile e unico fisicamente e spiritualmente.

Ma è così scontato che viviamo? Che abbiamo un senso, una direzione, un orizzonte verso cui tendere?

Uno scrutinio interiore è necessario, supportati dalla preghiera, per comprendere il disegno che Dio ha per ciascuno di noi, individuando quegli input che ci fanno progredire e quelli che ci paralizzano nei vizi, negli errori, in una parola, nei peccati.

Discernere, dunque: una volta accertato che non “viviamo per noi stessi”, si deve capire per chi, con quale scopo viviamo, perché agiamo in un modo piuttosto che in un altro.

Come prima risposta, di impulso un credente potrebbe affermare: “Vivo per il Signore”. Ed è giusto, il problema è concretizzare nel quotidiano l’adesione al Vangelo.

Ci aiuta Cristo stesso, quando afferma: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,37-39).

Discernere cristianamente tra le diverse possibilità vuol dire scegliere una radicalità, rispondendo integralmente alla vocazione della sequela.

E ciò comporta, prima di tutto, delle sane e dolorose potature: come un albero, così periodicamente bisogna “tagliare” i rami secchi delle false amicizie; delle relazioni che, dopo un piacere temporaneo, ci lasciano vuoti; degli affetti che diventano idoli. Non è pensabile nessun rapporto che sostituisca o faccia a meno di Dio. Non si parla di una semplice gradazione: prima il Signore, poi la famiglia, poi gli amici… Si tratta, invece, di rileggere l’affetto per gli altri alla luce dell’Amore di Dio. Senza il legame col Signore, il resto è illusione di bene.

E, in secondo luogo, seguire Cristo vuol dire prendere la propria croce ogni giorno: non è un atto di autolesionismo, ma un riconoscimento del fatto che ogni giorno, con le sue gioie e i suoi dolori è dono e che anche nella sofferenza s’incontra il Padre.

Come affermava il Papa nel Discorso per la Veglia di Preghiera della GMG in Polonia, la felicità non è comodità; pensiamo ai martiri di ogni tempo che, tra le sofferenze, mostravano la gioia del Vangelo.

Potrà sembrare estremo e folle, ma la novità di Cristo è la possibilità di essere nella felicità proprio durante le sofferenze ma con uno slancio di carità.

Vivere comporta rischi, prevede croci, ma queste sono illuminate dalla fede.

San Paolo paragonava ciò allo sport: per gareggiare gli atleti si sottopongono a duri allenamenti, pur di ottenere la vittoria. Allo stesso modo il credente sa che la missione quotidiana prevede fatica, ma ha un orientamento, una certezza, che è la consapevolezza di essere un operatore di pace, pieno di beatitudine.

Se abbiamo trovato la vita nella mondanità, nella divano-felicità, allora è il momento favorevole per cambiare rotta, certi che oltre al nostro piccolo io, c’è Dio; oltre ai nostri pensieri, c’è un Progetto d’Amore; oltre i nostri difetti, c’è un Padre di Misericordia che ci aspetta; oltre la caduta, c’è uno Spirito che, attraverso i deserti, ci guida nella vera pace.

Rileggi la tua vita di ogni giorno:

la sera, durante la preghiera,  fai prima memoria dei momenti in cui hai sentito la vicinanza di Dio;
successivamente esamina i progetti che avevi previsto all’inizio della giornata:
erano secondo la Volontà di Dio? Necessitavano di correzioni? Sono giunti a buon fine?
La loro realizzazione ti ha lasciato indifferente, vuoto o ti ha dato soddisfazione?
Concludi affidando al Signore le tue preoccupazioni e le tue ansie, consapevole che, prima o poi, una risposta arriva.

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