Un settimana di Vita

da | 7 Feb 2017 | La buona parola

Sabato 11 Febbraio, si ricorda la memoria della Madonna di Lourdes.

Noi salesiani siamo legati a Maria Ausiliatrice, ma Maria si esprime in diversi modi, e risponde alle diverse richieste dei suoi figli.

L’11 febbraio 1858 ad una contadinella, Bernadette Soubirous, apparve, presso una grotta vicino a un fiume, una Signora in bianco presentandosi come l’Immacolata Concezione. Da quel momento avvennero 18 apparizioni e ebbe inizio quel cammino di fede e miracoli che fa di Lourdes una meta di pellegrinaggi. Pellegrinaggi che portano malati, e non, all’incontro con “quella Signora”. Incontro fatto anche da molti giovani come me.
E vorrei riportare una testimonianza che feci qualche anno fa, dopo un viaggio come barelliere per provare a raccontare cosa voglia dire.

“Un settimana di Vita”

“Probabilmente tutte le persone che hanno provato a scrivere la propria esperienza, quando si sono trovati di fronte al foglio bianco, la prima cosa che è venuta in mente è: “Lourdes non si può racchiudere in un foglio, non si possono raccontare tutte le emozioni…” Beh. È vero.

Come quando si tiene la sabbia in mano. Lourdes non puoi racchiuderla. Bisogna Viverla.

Lourdes è Vita. Vita negli sguardi delle persone “ammalate” che ti sono affidate. Vita negli sguardi dei barellieri e dame al tuo fianco. Vita negli sguardi dei bambini che animano i diversi momenti con la loro semplicità. Vita nel Suo sguardo di Madre quando ti ritrovi fermo a osservarLa.

Sinceramente all’inizio di ogni viaggio avevo paura e la testa era piena di domande: sarò all’altezza? Riuscirò a vivere Lourdes come le altre volte? Ma come al solito, ogni domanda, quando sei di fronte alla grotta, quando parti col pullman al mattino, direzione Francia, scompaiono. E prende posto una voglia di fare, di metterti in gioco.
Di Vivere. Vivere ogni occasione che quei giorni offrono.

Il servizio a Lourdes come barelliere ti avvicina maggiormente a Vivere la quotidianità, seppur per qualche giorno, con le persone che noi chiamiamo “malati”. Ma che non lo sono. Perchè vivono le tue stesse esperienze, gli stessi momenti, dall’alzarsi al mattino, ai pasti, alle proposte nel santuario, al fare due chiacchiere nei momenti di riposo. Alla fine non serve tanto. Bastano due orecchie. Ascoltare la loro Vita. Vita vissuta. E quando alla sera ti ritrovi presso di Lei alla Grotta, ti interroghi sulle parole ascoltate sulle Vite vissute attraverso i racconti. E ti interroghi sulla tua Vita.

Alla fine Lourdes, per me, è questo: conoscere la Vita di una persona accanto a te; interrogarti sulla tua Vita, apprezzarla; cercare di rendere migliore, seppure per qualche giorno, la Vita di chi ti sta accanto solo con il servizio, con un sorriso, un abbraccio, un “Grazie”.

E le sensazione che ti lascia quando parti è di essere “come un bicchiere pieno di acqua con un cucchiaino di sabbia. E il bicchiere viene agitato”. Ma hai la consapevolezza che quella sabbia sono le esperienze, gli sguardi, gli abbracci di quei giorni. E quando sarà il momento sarò capace di scindere l’acqua dalla sabbia.
E ammirare le esperienze, le emozioni, la Vita che questa settimana ha contribuito a formare in attesa di partire per il prossimo viaggio. La prossima tappa della Vita.

Perchè non ci provi anche tu??

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