Homo viator o Deus viator?

da | 4 Lug 2017 | La buona parola

La dialettica tra cammino dell’uomo e cammino di Dio è una costante nella Sacra Scrittura ed è il tema centrale del Festival Biblico: proviamo a fare una sintesi con uno dei massimi conoscitori dell’Antico Testamento, il prof. Jean Louis Ska sj.

Sembra che l’uomo percorra la strada per giungere a Dio, ma tutti coloro che hanno fatto esperienza di Lui, si accorgono che Dio è pre-veniente.

La storia della salvezza è, dunque, “il cammino che Dio compie per arrivare al cuore dell’uomo e salvarlo”: il Signore scende – così testualmente nel libro dell’Esodo – perché il popolo eletto, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, giunga alla Terra Promessa.

È ancor più sorprendente che in questa discesa, “Dio stesso condivide un’esperienza comune a tutti i viaggiatori, cioè sporcarsi con la polvere della strada”.

“Il Verbo si è fatto carne”: tutti gli evangelisti vogliono dimostrare chiaramente che l’Incarnazione è reale, non finta; il Perfetto per eccellenza diventa imperfezione, caricandosi come servo sofferente le iniquità del mondo.

Davanti al viaggio del Signore, la reazione dell’uomo sarà mettersi in cammino per annunziare la Parola.

Della consequenzialità tra i due cammini abbiamo alcune tracce già nell’Antico Testamento: l’esperienza del popolo israelita esiliato a Babilonia è interpretata come occasione per diventare segno per le nazioni, ma lo slancio missionario si manifesterà compiutamente nel Nuovo Testamento.

Tra le grandi acque, simbolo di morte, passa la via di Dio, le sue orme visibili per “chi ha la strada nel cuore” diventano le pietre miliari lungo la nostra strada-metà di umanità.

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