Quaresima e Social

da | 12 Mar 2019 | La buona parola

di Marco Pappalardo

I social, per chi ha tanti amici cattolici, si riempiono in questi giorni di pensieri, immagini, meditazioni  su e per la Quaresima.

Ricorrente è una riflessione sul “digiuno gradito a Dio” in cui si invita tra le tante esortazioni a non giudicare gli altri, a non dire parole offensive, a non darsi delle arie, a riempirsi di pazienza, di speranza, di perdono. Si aggiunge, inoltre, quella che è definita “una lezione di Papa Francesco” con 15 semplici atti di carità tra cui: sorridere, ringraziare, riconoscere i successi dell’altro, pulire ciò che si è sporcato, ricordare all’altro quanto lo ami.

Il Mercoledì delle Ceneri partecipo alla messa di una parrocchia che non è la mia, ma il lavoro mi porta fuori casa e mi offre comunque l’occasione di immergermi in realtà nuove e diverse. Chiesa piena, per lo più di adulti ed anziani, un coro, molti ministranti, due sacerdoti ed un diacono. Il parroco lo avevo già ascoltato in una precedente omelia, parole difficili per l’assemblea di allora, ma questa volta mi stupisce, poiché i suoi 15 minuti sono ispirati proprio dai social e dalle riflessioni suddette, sia la prima che la seconda.
Non le fa passare per proprie, dichiara la fonte, e sembra pure “divertirsi” nel parlare, raccontando persino una barzelletta sulle ‘troppe chiacchiere’, questa volta citando il Papa.

Che dire? Un tempo le omelie si preparavano leggendo i Padri della Chiesa, oggi scorrendo i profili social e scaricando i messaggi delle chat!

Non è un giudizio negativo, perché, in fondo, scrutando i Padri si trovano le basi e le ispirazioni che i social amplificano.

Ed il nostro parroco è particolarmente ispirato visto che, prima della benedizione finale, esorta ciascuno a scegliere bene per sé il digiuno da compiere in Quaresima, a verificarlo nella Confessione, ad essere “credenti leggeri” che mettono le ali alla comunità ecclesiale e non le zavorre della tristezza per affondarla. Ma non finisce qui!

Invita, dopo la benedizione, come segno comunitario di carità, a scambiarsi tutti un saluto caloroso, persino un abbraccio e soprattutto a dirsi ‘ti voglio bene’ anche se non ci si conosce, poiché – afferma – “tra noi certamente ci sono persone che da tempo non si sentono dire TVB e chissà quanto ne hanno bisogno”!

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