Il professore e il pazzo

da | 4 Giu 2019 | Film

Sentieri del Cinema   Anno: 2019 Durata: 124 minuti

Genere: Biografico, Drammatico Voto: Consigliato Tematiche: amicizia, carcere, cultura, linguaggio, omicidio, pazzia, redenzione Target: Da 14 anni

  Un’impresa gigantesca pone le basi di uno straordinario rapporto tra un accademico britannico e un americano rinchiuso in un manicomio criminale.

Gran Bretagna di fine ‘800: l’Università di Oxford, che ha lanciato l’idea di dare alle stampe il primo dizionario della lingua inglese, in un momento in cui l’Impero Britannico è al suo massimo splendore e governa circa un quarto delle terre emerse, è in crisi di fronte alla complessità dell’opera. Da vent’anni si discute, ma anche solo iniziare sembra impossibile. A sbrogliare l’intricata matassa è chiamato James Murray (Mel Gibson), uomo dalla straordinaria cultura ed erudizione (anche se privo di titoli accademici, e perciò guardato con sospetto dall’establishment universitario). Sposato con sei figli, è costretto a rivedere la sua vita tranquilla per mettere in piedi una squadra di “topi di biblioteca” che cominci a raccogliere le voci.

L’idea di Murray, che si rivelerà decisiva, è di lanciare una collaborazione libera e aperta a tutti i sudditi del regno: chiunque sia appassionato della lingua potrà inviare spunti, definizioni, citazioni, per contribuire a questa opera colossale. Sarà l’occasione per venire a contatto (prima solo per lettera, poi di persona) con un particolare collaboratore, William Chester Minor (Sean Penn): medico dell’esercito americano, a causa degli incubi della guerra civile che ancora lo perseguitano nonostante si sia trasferito in Inghilterra, è rinchiuso in un manicomio criminale per aver ucciso un innocente. Ancora psichicamente fragile, Minor diventa nella sua cella un vorace lettore, dotato di intelligenza e memoria, e comincia a inviare i suoi spunti a Murray.

Mel Gibson si è innamorato di questa storia realmente accaduta e raccontata nell’omonimo libro di Simon Winchester, ne ha acquistato i diritti e per anni ha cercato di realizzare un film, che finalmente vede la luce, per la regia di P. B. Shemranche in realtà è lo pseudonimo di Farhad Safinia, suo collaboratore per Apocalypto come cosceneggiatore e coproduttore. La vicenda di un autodidatta – chiamato a svolgere un compito titanico – e di un oscuro collaboratore a distanza, capace di scovare migliaia di voci e definizioni per il dizionario standosene rinchiuso in una cella, è una straordinaria apologia del rapporto umano e della possibilità di perdono e redenzione, fornite proprio dal filo delle parole e della bellezza del loro significato. Gibson ancora una volta dimostra le sue conclamate capacità interpretative, nel ruolo di un uomo dalle umili origini, ma innamorato della lingua come possibilità di vera relazione tra gli uomini; uno studioso capace di non fermarsi di fronte ai preconcetti del tempo e di vedere il dono di questo strano rapporto che durerà negli anni.

Sean Penn, da parte sua, carica la rappresentazione di Minor con tutta la varietà di toni di un personaggio perennemente in bilico tra un’acuta lucidità e il tormento dei fantasmi da cui si sente perseguitato, ma che non gli impediranno di stringere una commovente relazione con la famiglia dell’uomo che lui stesso ha ucciso. Rappresentato con grande realismo e dovizia di particolari scenografici, per calarci nello spirito vittoriano del tempo, il film è carico di una forza visiva che colpisce da subito chi guarda.

Un impatto estetico che però non sminuisce affatto l’umanità dei protagonisti: quel legame tra Murray e Minor, che per uno storico o uno studioso potrebbe essere solo il racconto di una bizzarra comunanza di interessi, diventa in questa storia la dimostrazione di come la cultura e l’amore per il sapere possano (se usate con compassione e umanità) diventare il mezzo per sanare anche le più profonde ferite del cuore umano.

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