2^ Domenica dopo la Dedicazione

da | 31 Ott 2020 | Commento al vangelo

2^ Domenica dopo la Dedicazione – Anno A

Vangelo di Matteo 13,47-52

Commento di suor Graziella Curti, FMA

 

Gesù, in molti momenti della sua predicazione, si esprime in parabole. Sceglie immagini note alla gente che lo segue. Poveri pescatori che vivono attorno al lago. Li descrive mentre vanno a pescare con un unico scopo: gettare la rete e prendere molti pesci, trascinare la rete sulla spiaggia, scegliere i pesci buoni da portare a casa e gettar via quelli che non servono. La parabola racconta pure la soddisfazione del pescatore, alla fine di un giorno di lavoro stancante e faticoso.

Al termine, il Maestro conclude con la domanda seguente: “Avete capito tutte queste cose?” Loro rispondono: “Sì!” E Gesù termina la spiegazione con un altro paragone che serve a chiarire il suo pensiero “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Il Regno dei cieli è simile a una rete che tira fuori l’uomo dall’abisso e lo porta alla luce. Il discepolo, pescato da Gesù è destinato a diventare pescatore e pescando i fratelli dalla morte, diventa lui stesso figlio.

A questo punto, Gesù paragona il dottore della legge al padre di famiglia. Cosa fa il padre di famiglia? “Estrae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie”. L’educazione in casa avviene mediante la trasmissione ai figli e alle figlie di ciò che i genitori hanno ricevuto ed imparato nel tempo. È il tesoro della saggezza familiare dove sono racchiuse la ricchezza della fede, le usanze della vita e molte altre cose che i figli imparano nel tempo. Gesù vuole ora che nella comunità le persone responsabili della trasmissione della fede siano come il padre di famiglia. Come i genitori sono responsabili della vita in famiglia, così queste persone responsabili dell’insegnamento devono capire le cose del Regno e trasmetterle ai fratelli e alle sorelle nella comunità. E non solo. C’è bisogno di “aprire le porte a Cristo”.

Ancora una volta, in questa parabola, il Maestro fa trasparire, come in filigrana, il volto del Padre, che non segue la regola dello “scarto” nella cernita dei pesci, ma riesce a trovare, nella grande rete che è il suo cuore, un tesoro e a ricuperare cose nuove e cose vecchie. Come già in altri momenti ed eventi, Gesù ci conferma che il nostro Dio non è un inquisitore, ma un padre.

Un ulteriore insegnamento  che ci viene dal Vangelo di oggi lo evidenziava qualche anno fa, durante una catechesi,  Padre Cantalamessa. Il noto predicatore sosteneva l’urgenza di annunciare il Vangelo sostenendo la tesi che la Chiesa e i cristiani nel corso dei secoli si sono adagiati sul ruolo di pastori e non hanno più preso in considerazione quella dei pescatori. Oggi è tempo di ritornare in mare. La nostra vita da cristiani dovremmo giocarcela più nel mare del mondo che nei recinti delle sagrestie. Proprio lì si compirebbe allora il sogno di Papa Francesco: divenire capaci di attrazione, di creare stupore di fronte alla buona notizia del Vangelo.

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