Ennio

da | 7 Mar 2022 | Film

Di Aldo Artosina

 

Il suono di un metronomo ed Ennio Morricone che fa esercizi ginnici in casa. Inizia così Ennio, il docufilm che Giuseppe Tornatore dedica al grande maestro morto nel 2020. Tornatore ha lavorato a lungo con il compositore, da Nuovo cinema Paradiso (1988) a La corrispondenza (2016), instaurando un profondo legame con lui come si vede dalla lunga intervista che è il corpo centrale del documentario.

Morricone racconta la sua vita, anche ciò che si sa poco di lui. L’inizio come trombista, sulle orme del padre che voleva che il figlio seguisse la sua carriera. Gli studi di composizione, di nascosto dal genitore per non ferirlo. L’inizio della carriera nel 1961 con la colonna sonora de Il federaleEnnio non è un racconto freddo e didascalico; vediamo spesso Morricone commuoversi per i ricordi della sua vita, per come sono nate alcune sue indimenticabili melodie, o per l’umiliazione di dover suonare la tromba per mantenersi quando era giovane. Lo vediamo raccontare della sua passione per gli scacchi «metafora degli scontri e dei duelli che ci sono nella vita». Morricone è stato anche arrangiatore di brani musicali per la Rca, attività che gli ha permesso di collaborare, ad esempio, con Gianni Morandi. Ma quello che colpisce di più, è vedere come il mondo musicale accademico lo abbia snobbato e criticato per la sua scelta di dedicarsi anche alle colonne sonore, genere considerato di seconda o terza fascia. Lo straordinario lavoro svolto per C’era una volta in America, farà cambiare idea a molti detrattori che lo guardavano dall’alto in basso.

Ci sono tanti episodi narrati, come il grande rispetto lungo tutta la vita per il suo maestro Goffredo Petrassi o il forte legame con la moglie. Ovviamente centrale è il rapporto, anche di tensione e vivace scambio di idee, con Sergio Leone. È lo stesso Morricone a raccontare di come rimase senza parole quando vide Mission, tanto da dire che il film non necessitasse di colonna sonora; ed è sempre il maestro a raccontare l’amarezza per la mancata vittoria agli Oscar per le musiche dello stesso film. Traguardo che Morricone raggiungerà nel 2016 con The Hateful Eight, dopo ben sei nomination e un Oscar alla carriera. Tantissimi i registi con cui ha lavorato anche se il compositore non nega il rammarico per il lavoro sfumato con Stanley Kubrick.

Il documentario, molto musicale e avvolgente anche nel modo in cui è costruito il montaggio, ci fa entrare nella vita e nel modo di comporre di Morricone e ci conquista malgrado la lunghezza di oltre 2 ore e mezza. Ennio si avvale delle preziose testimonianze di tanti artisti che hanno lavorato con lui da Roland Joffé a Quentin Tarantino, da Oliver Stone a Giuliano Montaldo, da Carlo Verdone a Bernardo Bertolucci. Tanti i compositori intervistati come Nicola Piovani, Hans Zimmer e Mychael Danna. Imperdibile, per chi ama la musica e il cinema. E le grandi figure del nostro tempo. Presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia del 2021.

 

 

Fonte: sentieridelcinema

 

 

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