Un figlio

da | 16 Mag 2022 | Film

Settembre 2011: in una Tunisia post primavera araba (la Rivoluzione dei Gelsomini finì nel gennaio 2011), una famiglia tunisina benestante resta coinvolta in una sparatoria durante la quale viene ferito gravemente il figlio. A seguito della necessità di un trapianto si sveleranno segreti e si renderanno necessarie decisioni difficili per i genitori del piccolo Aziz.

 

Primo film di Mehdi Barsaoui, giovane regista e sceneggiatore tunisino che si è formato tra Francia e Italia (ha studiato anche al DAMS di Bologna e ha anche una nonna di origini italiane), Un figlio è stato insignito nel 2019 del Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile a Sami Bouajila e del Premio Interfilm per la promozione del dialogo interreligioso alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia.

La stesura della sceneggiatura, che ha impegnato l’autore per ben quattro anni, ha tessuto molti fili di tematiche diverse che si sono via via bilanciati sfociando in un lavoro complesso e rispettoso, che tratta temi come la paternità, il rapporto di coppia, la condizione femminile in una Tunisia che vorrebbe essere moderna e democratica ma poi si scontra con un bagaglio culturale ancora chiuso e giudicante. Non ultima la questione del traffico illegale di organi nella vicina Libia, con la scena drammatica del “lager” con i bambini “serbatoio di organi” che vengono trattati da oggetti: ottima la scelta tecnica di inquadrarli dal collo in giù, come per sottolineare il fatto che non vengono riconosciuti come persone, rinforzato anche dal numero sui letti che li contraddistingue invece del nome.

 

I personaggi sono ben delineati e la storia scorre svelando man mano dei segreti che porteranno il protagonista, che si chiama Fares ed è padre del piccolo Aziz, ad un bivio: emblematica la scena in cui lui si trova anche logisticamente ad un bivio nel bel mezzo di un deserto, con una decisione grave da prendere.

La paternità resta comunque il tema portante, rivelato anche da quell’articolo indeterminativo del titolo che sembra dirci come ogni bambino possa essere per noi un figlio, anche al di là del legame biologico. Il cognome del personaggio di Fares è Ben Youssef che significa “figlio di Giuseppe”: forse è un caso, ma anche il Giuseppe biblico si trovò a dover scegliere se accettare un figlio non suo e se lapidare o comunque ripudiare una compagna che era incinta ma non di lui.

In una intervista il regista ha dichiarato che Un figlio è comunque una storia di amore, dove gli sguardi parlano più delle parole e dove un finale aperto lascia intuire quanto amore ci possa essere nel perdono e nel cercare di ricominciare, nonostante tutto.

 

Lorella Franchetti

 

 

Fonte: sentieridelcinema

 

 

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