5^ di Quaresima

29 marzo 2020 – Anno A

Vangelo di Giovanni 11,1-53

Commento di suor Chiara Papaleo, FMA

 

È sempre un’impresa ardua e delicatissima mettersi davanti ad una pagina di Vangelo come questa e provare a commentarla.

Ecco il settimo segno che Giovanni ci presenta, l’apice, IL segno, quello che porterà Gesù a dare la vita per un amico.

Da questo vangelo capiamo che Gesù ama la vita e ama l’amicizia. Ama Marta, ama Maria, ama Lazzaro! Anche noi, come i discepoli, non capiamo perché Gesù aspetti due giorni prima di incamminarsi verso Betania. Di più: questo non è l’unico dubbio irrisolto! Forse, c’è una domanda che accomunava i discepoli, Marta e Maria, e anche noi, in questo tempo di grande prova: come può Gesù permettere che un suo amico, tanto amato, si ammali, soffra e muoia?

Gesù si commuove tre volte in questo brano, addirittura scoppia a piangere, ci dice l’Evangelista. Anche lui piange constatando l’ingiustizia della morte.

In fondo, qual è la vera domanda che sta dietro allo strazio di una morte? Signore, fa’ che questo amore non finisca, non permettere alla morte di troncare questa relazione. E anche Gesù, oso immaginare, se lo chiede: come può morire l’amore?

Ecco che Gesù supera anche quello che dice il Cantico dei Cantici (Ct 8,6): “Perché forte come la morte è l’amore”. In questo ultimo segno, Gesù ci dice che è finalmente l’ora in cui l’amore è più forte della morte. Sappiamo che i segni giovannei vogliono porre l’attenzione – più che sul miracolo in sé – su Colui che è all’origine del segno. Allora è facile intuire che questa risurrezione profetizza quella di Gesù e manifesta la ragione profonda per cui Gesù scenderà agli inferi e vi risalirà fino al paradiso per la vita eterna. Nel duello tra morte e vita, vince – senza dubbio – la vita, vince l’amore, poiché il buon Dio non permetterà a nessuno di essere strappato dalla sua mano, nemmeno alla morte! La fede non ci permette di evitare il dolore della morte, però ci fa sapere che la morte ha già perso.

Lazzaro è fortunato, e sapete perché?
Non perché torna in vita, ma perché è circondato da persone che lo amano fino alle lacrime! “Liberatelo e lasciatelo andare”, per l’ennesima domenica di fila torna il tema della libertà. Perché è così, dove c’è Gesù fioriscono uomini e donne libere!

Lazzaro morirà di nuovo, Gesù non lo fa risuscitare per posticipare il più possibile l’inevitabile dolore della morte. Ma per liberare noi dall’idea della morte come fine di una persona; per liberare noi dalle nostre morti quotidiane.

Quante volte ti è sembrato di morire, ti sei arreso o arresa? Quante volte ti sei ritrovato senza voglia di amare e con in mano solo un pugno di delusioni? Quante volte ti sei detto: “Basta, mi arrendo, lascio perdere tutto! Non ci capisco nulla, lascio perdere anche te, Signore!”.
Bene, sappi che in quel momento il Signore ha dato e darà ordine a qualcuno di spostare tutte queste pietre dal tuo cuore, ti ordinerà di tornare a guardare la luce, che è Lui; Lui, un amico che piange per amor tuo e ti libera, e con l’abito di un bambino appena nato (cfr. Gv 11, 44a “Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende”) ti indicherà nuove strade da percorrere, e farà tornare a fiorire la tua vita.

Da quel momento decidono di uccidere Gesù, ma noi adesso possiamo già sentire il profumo della Pasqua. Sì, perché siamo salvi, ogni volta che un Amico è disposto a dare la sua vita per noi.

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